L'anno che verrà

Leggevo giusto ieri una parte della biografia di Alain Prost, scritta nei primi anni novanta, e una frase è risaltata sopra le altre, una frase il cui concetto era pressapoco "...sarà difficile che qualcuno superi il record di vittorie di Alain Prost, perchè dovrebbero accadere una serie concomitanti di eventi tali da portare un pilota a un dominio incontrastato..." etc, etc, etc.
Facile sorridere adesso, ma a ripensarci quello che è accaduto a partire dall'anno 2000, guarda caso l'inizio del nuovo millennio, è, appunto, una serie concomitante di eventi che ha completamente ridisegnato standard e aspettative legate alla Formula 1.
Prima Michael Schumacher, poi Sebastian Vettel, hanno ricostruito l'immaginario di milioni di tifosi, macinando numeri a ripetizione e demolendo record senza nemmeno farci troppo caso. Insomma,  cinquant'anni di corse quasi, quasi lo sottolineerei un paio di volte, spogliate di significato.
Forse hanno ragione quelli che la menano con il passato, con la componente umana sempre meno importante rispetto all'aspetto tecnologico, forse invece hanno ragione quelli che sostengono che, progresso tecnologico o meno, la troppa standardizzazione di circuiti, regole tecniche, e sportive, nonché l'ingerenza della Federazione e delle squadre stesse, ha portato a un appiattimento della varietà di situazioni, di vincitori e di protagonisti.
Non è assolutamente mia intenzione sminuire il valore o le vittorie di nessuno, intendiamoci, è però singolare notare come in tredici anni si siano condensati così tanti fenomeni come mai se ne erano visti nei precedenti cinquant'anni. Nel dubbio, bravi...
Prepariamoci dunque al 2014, al motore turbo di nuovo tra di noi, ai silenzi di Raikkonen che amplificheranno le esternazioni di Alonso, e le esternazioni di Alonso che faranno risaltare ancor di più i silenzi di Raikkonen, al debutto del fenomeno Magnussen, al teatrino delle gare a doppio punteggio, al mai troppo poco maledetto DRS che ha sminuito il significato di sorpasso riducendolo a esercizio accademico, a una Formula 1 che prova a rinnovarsi ma che forse dovrebbe cercare di non perdere contatto con quel fuoco di passione, coraggio e rischio, che l'ha fatta diventare cosi grande.
E adesso tutti a mangiarsi una fetta di panettone. Auguri gente!
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