Pierino la peste


Jacky Ickx arrivò in Ferrari sul finire degli anni sessanta con la fama del ragazzino terribile, con quella faccia da bambino troppo cresciuto e la caratteristica, in verità ben preso abbandonata, di mangiare spaghetti crudi.
Non era uno solo veloce, era anche un pilota che sapeva sentire la macchina in ogni condizione, soprattutto sul bagnato, e che riusciva a dare preziose informazioni a tecnici e meccanici meglio di mille telemetrie moderne.
Prove del GP del Canada 1968, Ickx sente che l'acceleratore in una curva tende a bloccarsi, non il massimo delle sensazioni per un pilota.
Rientra ai box, parla con il suo capo meccanico, si controlla la ghigliottina e la corsa del filo, sembra tutto a posto, i meccanici gli chiedono se è sicuro, lui risponde con un mezzo sorriso che vale più di ogni ulteriore discussione.
Riparte, e dopo mezzo giro il problema si ripropone, sempre nella stessa curva veloce, rientra ancora ai box, altro scambio di opinioni, i meccanici storcono la bocca, controllano ancora, questa volta un po' meno convinti. Dopo pochi minuti gli dicono che è tutto occhei, lui riparte. Ickx si lancia sui saliscendi del circuito di Mont Tremblant, un azzardo che oggi nemmeno i provinciali di ciclismo ci farebbero disputare.
Stessa curva, e ancora stesso comportamento, però questa volta l'acceleratore non si sblocca e la Ferrari si disintegra con il motore al massimo. Quando l'altoparlante comunica un incidente a Ickx qualcuno ai box Ferrari comincia a sudare freddo. Ci si prepara al peggio.
Per fortuna non sarà nulla di grave, una gamba rotta, poca roba per lo standard dell'epoca; e il giorno dopo Jacky Ickx si presenterà nei garage Ferrari con lo stesso identico sorriso con cui era uscito dai box prima dell'incidente.

2 commenti:

milo temesvar ha detto...

Forse lo stesso sorriso con cui, qualche anno dopo, si presentò alla Ferrari a discutere il contratto guidando una Porsche.

acorba67 ha detto...

ahhh grande

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