venerdì 3 gennaio 2014

La macchia nera

Siamo nel 1968, la Formula 2 quell'anno si è elevata ancor di più all'attenzione degli appassionati a causa della morte del mito Jim Clark, ma evidentemente la serie di sventure sulla serie cadetta popolata dai campionissimi della Formula 1 non era finita tra i boschi diabolici dell'Hockenheim Ring.
Chris Lambert era un ragazzo di talento, inglese, faceva coppia nel "London Racing Team" con l'allora pilota rampante Max Mosley. La sua stagione iniziò piuttosto bene, a Hockenheim fini quarto, dopo un terzo e un quinto posto nelle due manche. Dopo una serie di ritiri nelle prove successive in occasione della gara di Zandvoort del 28 luglio Lambert finì quinto nella propria batteria riuscendo così a qualificarsi senza troppi problemi per la finale.
Sembrava un fine settimana positivo, Lambert scattò bene, e al 10° giro si trovò a dover fronteggiare la rimonta di Clay Regazzoni che partito male stava risalendo dal mezzo del gruppo. La vettura del svizzero toccò la Brabham di Chris in una destra veloce, la monoposto di Lambert si imbazzarrì dopo aver toccato delle balle di paglia poste prima del guard rail e planò oltre le protezioni causando la morte del pilota inglese oltre che di una spettatrice.
Clay Regazzoni uscì incolume dalla propria Tecno, la faccenda però non finì lì. La famiglia di Lambert non si rassegnò alla morte del proprio figlio e Regazzoni dovette affrontare il giudizio di una corte come responsabile dell'incidente. Tra tutti i testimoni chiamati a deporre solo un commissario però sembrava voler avvalorare la tesi di una colpa da parte del pilota svizzero. Alla fine la Federazione Internazionale scagionò Clay ma per il pilota di Lugano l'incidente di Zandvoort rappresenta uno dei capitoli più oscuri della sua carriera.
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