La morte di Jim Clark

E' un concetto che si ripete più volte nei post di questo blog ma, lo stesso, la morte di Jim Clark rappresenta - insieme a quella di Ayrton Senna - lo spartiacque tra due ere dell'automobilismo sportiva. L'incredulità, lo spavento, il senso di smarrimento che assalì tifosi, tecnici, piloti, giornalisti, insomma di chi in qualche modo viveva più o meno indirettamente il mondo delle corse automobilistiche in quel periodo di non internet e televisione agli albori fu così grande da essere paragonabile solo a quel 1° maggio 1994; giorno che più o meno è ancora fresco nell'immaginario collettivo.
Le cause dell'incidente di Clark, avvenuto a Hockenheim in una gara di Formula 2 nell'aprile del 1968, furono storicamente attribuite a una foratura lenta alla gomma posteriore destra - al 4° giro - che avrebbe provocato il cedimento improvviso dello pneumatico la tornata successiva rendendo così inguidabile la sua monoposto in uno dei punti più veloci del circuito di Hockenheim.
Nessun testimone assistette alla scena, nessuno che potesse avvalorare una tale ipotesi, Colin Chapman ne uscì devastato e simulò più volte le conseguenze di una foratura lenta in una pista come quella di Hockenheim, per darsene una ragione, ma un altro interessante punto di vista emerge da una dichiarazione di Derk Bell.
Il pilota inglese, che all'epoca era un giovincello alla sua prima gara in Formula 2 ,  nella sua biografia afferma che le cause dell'incidente dello scozzese potrebbe essere non quelle da sempre ipotizzate ma piuttosto quelle legate a un malfunzionamento del motore della sua Lotus - evidenziatosi anche nelle prove e di cui sentì parlare Clark con la propria squadra -  il quale dava segni di spegnimento improvviso senza nessun preavviso. Secondo Bell l'umidità e la pioggia avrebbero accentuato il difetto all'accensione o cos'altro e il povero Jim si sarebbe trovato nei curvoni iperveloci del tracciato tedesco di punto in bianco con una macchina senza trazione e su asfalto fradicio.
Una condizione limite a cui nemmeno il suo immenso talento avrebbe potuto rimediare.

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