giovedì 23 gennaio 2014

Sull'anormalità

Sarà l'inverno, ma è un periodo in cui il fascino delle stagioni da corsa nell'altro emisfero, che tanto successo ebbero tra gli anni cinquanta e sessanta, si fa sentire prepotente.
Bando ai sentimentalismi comunque e parliamo del GP di Nuova Zelanda del 1962, evento non ancora parte della Tasman Series ma che comunque per una decina d'anni prima del 1964 raccolse il meglio dell'automobilismo sportivo dei due emisferi.
Il circuito è il solito affascinante ed estremamente evocativo di Ardmore, i protagonisti, Stirling Moss, che di lì  a qualche mese avrebbe avuto la carriera troncata dall'incidente di Goodwood, e John Surtees, da qualche anno passato dalle due alle quattro ruote.
La griglia non vedeva comunque solo i due sopracitati piloti, c'erano Bandini, Jack Brabham, Roy Salvadori, Bruce Mclaren, Chris Amon, insomma di gente con il coltello tra i denti proprio non se ne sentiva la mancanza.
Il giorno della gara si scatena un diluvio spaventoso, fossimo ai tempi nostri la corsa si sarebbe risolta in un'interminabile processione dietro alla Safety Car di turno, ma ad Ardmore nel 1962 il concetto di sicurezza è una vaga idea a metà tra ideale e impossibile. E quindi?
E quindi si parte sotto il nubifragio, con Moss costretto a partire dal fondo della griglia per aver mancato completamente il turno di qualificazione. E da lì l'inglese risale il gruppo come un indemoniato, in condizioni al limite dell'impossibile, la vittoria è sua, ma non solo, arriva a doppiare tutti i concorrenti prima di perdere il controllo della vettura permettendo a John Surtees, secondo al traguardo di sdoppiar e, più di ogni altra considerazione su distacchi e tempi sul giro, val più la frase espressa da John Surtess a commento della prestazione stratosferica di Moss:
- Non è mica normale...
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