martedì 25 marzo 2014

Nuvolari e gli urli


Lo so, questo post è un po' fuori tema, però è uno di quegli aneddoti che non è proprio possibile ignorare. Anche se parliamo di un periodo lontano, anche se l'argomento è Tazio Nuvolari; ci sarà pure un motivo se dopo tanti anni se ne parla ancora tanto, e mai che passi di moda; anzi.
Torniamo indietro di parecchio nel tempo, parliamo di Targa Florio, allora si correva in coppia, il pilota e un meccanico, e tra le varie caratteristiche ricercate per il ruolo di meccanico, doveva esserci anche la leggerezza; ovviamente per non gravare troppo sulle prestazioni dell'equipaggio.
Nuvolari è uno che pensa solo ad andare forte, non va troppo per il sottile: l'importante è che sia leggero, lui doveva correre, e basta.
Gli propongono un ragazzino poco più che adolescente, lui lo squadra, sorride, dice va bene, lo invita a salire. Gli chiede se ha paura di andare forte in macchina, lui risponde di no, il ragazzo inghiotte parecchia saliva però.
Tazio lo guarda serio, gli dice di ascoltare bene la sua voce perché quando ci sarà pericolo lui urlerà e allora dovrà nascondersi sotto le centine del cruscotto in modo da evitare danni in caso di incidente. Altro che casco integrale. Il ragazzino annuisce, impaurito di fronte alla leggenda delle leggende.
La corsa ha inizio.
Alla fine della gara, il ragazzo scende dalla vettura visibilmente scosso, gli chiedono:
- Come è stata allora la corsa?
Lui alza le spalle, mostra una smorfia perplessa.
- Non lo so, sono stato tutto il tempo sotto il cruscotto.
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