Punto zero

Nell'orgia di impressioni e pareri del dopo GP d'Australia è "bello" vedere che chi di solito per "seguire la Formula 1" intende dire "scrutare alla TV i primi metri del GP di Monaco", si sia impegnato di filosofia e concetto nel dare il proprio giudizio - ovviamente esaltato - al nuovo prodotto che è questa Formula 1 post atomica.
Tra tutti i pareri mi ha colpito particolarmente quello di Ron Dennis, specchio di quello che è stata la Formula1 negli ultimi trent'anni o poco più.
Dennis esprime un paio di concetti particolarmente chiari e ovvi e si possono sintetizzare così:
1) Ci abbiamo messo trent'anni per svincolarsi dai motori, per ridurre le differenze a qualche manciata di cavalli e adesso siamo ritornati all'egemonia dei motori.
2) Vogliono imporre il tetto ai budget e poi introducono una rivoluzione del genere. Che senso ha?
Due concetti chiari, ineccepibili, che più di ogni altro chiariscono quanto si sia di fronte a un punto zero assoluto nella micro-storia del micro-cosmo Formula 1.
L'era del turbo anni ottanta in Formula 1 è stata una lotta contro le potenze e i consumi, fatto di valvole Wastegate e riduzione della capacità dei serbatoi che come apice ha prodotto la stagione 1988 con un dominio assoluto dei motori Honda su telaio McLaren. C'è voluto il ritorno all'aspirato, al congelamento dei motori, alla proibizione di materiali esotici per livellare un minimo i valori.
Quasi trent'anni dopo l'egemonia aerodinamica Red Bull ha mosso le menti dei burocrati FIA per cercare di smuovere il fondo, con i primi risultati che abbiamo visto. Il maggior costruttore mondiale di automobili che inizia dominando, solo un caso? Direi di no.
Penso che sia troppo presto per giudicare, sarà troppo poco persino un anno intero, ma lo stesso Ron Dennis questa volta non ha tutti i torti.

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