Il momento

Ho aspettato prima di dedicare un post all'argomento, non è una questione di importanza o priorità, è solo che desideravo non salire sul carro dello scoop e del facile clamore. Ma adesso, passati più di tre mesi, sento che è arrivato il momento.
Può darsi che dieci minuti dopo aver scritto queste parole avverrà il miracolo, e che le agenzie di mezzo mondo batteranno la notizia che Michael Schumacher ha ripreso conoscenza, magari un po' malandato, ma sarà tra di noi ancora per un po`, può darsi...
Non voglio entrare nel merito della sofferenza indescrivibile di una famiglia, moglie e figli, a cui probabilmente non importa un fico secco che Michael abbia vinto sette campionati del mondo, perché semplicemente vedono in lui un marito e un padre non più presente, questo non è nelle mie intenzioni e nemmeno nelle mie capacità, però lo stesso è arrivato il momento.
Non sono mai stato un suo grosso tifoso, non mi sono mai piaciute certe sue manovre estreme da quello che si porta via il pallone perché non vince ed è il suo, ma lo stesso Michael Schumacher, dopo Juan Manuel Fangio, è stato il migliore. Poche balle.
Non è una mera questione di numeri, anche se quelli contano eccone, ma semplicemente perché a differenza dell'altro, Senna, il tedesco ha accettato, e vinto, la sfida di riportare il dinosauro di metà anni novanta Ferrari a essere competitivo e dominatore nei confronti della nuova Formula 1 evoluta. Non ha mai avuto gli atteggiamenti da messia del brasiliano, non ha mai tirato in ballo divinità o altro, non ha rifiutato la sfida terribile propostagli da Luca di Montezemolo, ha perso, poteva vedersi stritolata la carriera in quei quattro anni di vittorie sfiorate, ma poi è arrivato Suzuka 2000.
Non parlate di soldi, infinito supporto tecnico e umano, perché senza la capacità e la volontà, non servono a nulla.
Ecco, questo post l'ho scritto, magari tra un paio d'orette le agenzie di tutto il mondo batteranno la tanto attesa notizia, ma se non dovessero farlo... 

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