mercoledì 30 aprile 2014

Sliding door

Prima di lui Stirling Moss ebbe l'infausta idea di voler guidare a tutti i costi macchine del proprio paese. Ora, se sei inglese ai giorni nostri, o italiano, o francese, la cosa può essere anche ragionevole e non causare troppi danni alla tua carriera, ma se sei un brasiliano a metà anni settanta, allora...
Quella di Fittipaldi, così come quella di Moss in fondo, rappresenta una delle tante sliding-door - tanto per cacciarci dentro una citazione cinematografica più o meno azzeccata - nella storia della Formula 1. Cosa sarebbe successo se...?
Un bel giorno Emerson Fittipaldi, all'apice della propria carriera in Formula 1, decise di rischiare, gettare tutto dalla finestra, lanciarsi in una scommessa al di là di ogni logica, scegliete voi la definizione che vi sembra più appropriata.
Dopo aver vinto un titolo nel 1974 e aver lottato in prima linea per quello del 1975, Emerson decise di seguire il fratello Wilson nell'avventura Copersucar. Che questa decisione poi abbia posto le basi per la stagione 1976, talmente incredibile da essere immortalata in un film, questa è un'altra storia, o un'altra sliding-door se preferite...
La ragione per cui Fittipaldi lasciò la quasi certezza McLaren per la totale incognita brasiliana variano da quelle affettive - visto il coinvolgimento del fratello -; a quello patriotico - e chi avrebbe mai più visto un progetto del genere in Brasile? -  a quello strettamente economico, visto che il buon Emerson avrebbe incassato il doppio se non più di quello guadagnato con un contratto McLaren.
Così, qualche giorno prima del rinnovo del contratto con Teddy Mayer, stiamo parlando del novembre 1975, a Emerson furono mostrati dal fratello i disegni della FD-04 e, dopo un'opera di convincimento da parte del fratello Wilson e dello sponsor Copersucar, il due volte campione del mondo decise per il gran salto.
Partì il 21 Novembre dal Brasile verso l'Europa con il contratto già firmato, ma con l'accordo che il tutto sarebbe stato reso pubblico solo dopo la comunicazione della notizia al patron McLaren, Teddy Mayer, da parte del brasiliano, Mayer non la prese per nulla bene, ma ormai la notizia era stata battuta dalle agenzie di mezzo mondo e per Teddy sarebbe stato James Hunt, orfano dei fasti lussureggianti di Lord Hesketh, a salvargli faccia - e qualcos'altro - dall'ira degli sponsor Texaco e Malboro.
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