lunedì 19 maggio 2014

Animale da corsa

Ha attraversato un decennio e più, a partire dalla fine degli anni cinquanta sino al 1970, l'ultimo suo anno di corse, ha conquistato tre titoli mondiali, ha fondato la propria scuderia, con le macchine della sua squadra ha vinto GP e anche, primo e unico nella storia, il campionato del mondo, con quelle macchine altri si sono laureati campioni del mondo; eppure nell'immaginario collettivo gli anni sessanta fanno tornare alla memoria prima del suo nomi come Jim Clark, John Surtess, Graham Hill, Jochen Rindt. Ma Jack Brabham rappresentò la perfetta sintesi del pilota di quel periodo: sapeva comandare la corsa in solitario come il miglior Clark, lottare nel gruppo come Rindt. Insomma Brabham era un vero animale da corsa, duro, determinato e veloce, uno con cui si doveva per forza avere a che fare se si voleva vincere una corsa.
Jack Brabham aveva però un'altra caratteristica che lo distingueva da tutti gli altri piloti, un qualcosa che forse spiega il suo incredibile adattamento alle condizioni di gara: Brabham era l'unico pilota la cui pressione sanguigna e battito cardiaco calava una volta alla guida di una monoposto. Capito il trucco?
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