Il primo e l'ultimo

L'avventura di Emerson Fittipaldi e dell'autarchica Copersucar ebbe il suo momento di gloria, e  avrebbe potuto essere veramente una pagina di delirio autentico, durante il GP del Brasile 1978, il primo tenutosi sul circuito del Jacarepagua di Rio de Janeiro.
Che sarebbe stato un fine settimana da non dimenticare per la squadra brasiliana si intuì sin dal venerdì, quando Emerson Fittipaldi rifilò un paio di cazzotti a un commissario reo di impedirgli di riprendere la pista, dopo un'uscita di strada e aver convinto altri commissari a spingerlo per riavviare la vettura.
La domenica la temperatura dell'aria è torrida, 37°, Fittipaldi parte dalla quinta fila, in pochi nonostante l'entusiasmo per l'eroe di casa avrebbero scommesso qualcosa sul brasiliano. A complicare ulteriormente le cose ci si mette il mancato avvio del motore della monoposto da gara. Emerson è costretto a saltare sul muletto.
Al 6° giro la gialla Copersucar di Fittipaldi è già risalita al sesto posto e la gente sulle tribune esplode quando passa Ronnie Peterson. Al 47° il gran caldo ha falcidiato il gruppo dei concorrenti, Villeneuve, Peterson e Tambay sono fuori gara a causa di uscite di strada. Emerson è terzo, mette nel mirino la Lotus 78 di Mario Andretti e dopo una decina di giri lo passa alla "Curva Sul".
Il pubblico a questo punto crede nel miracolo, non c'è spettatore seduto lungo tutte le tribune del Jacarepagua, ma i giri alla fine cominciano a scarseggiare, sono 6, e soprattutto la Ferrari del leader Carlos Reutemann ha un vantaggio di 40 secondi. Troppi, anche per il Fittipaldi di quel fine gennaio 1978.
Dopo la bandiera a scacchi la folla in estasi invade la pista e l'unico modo per Emerson Fittipaldi di evitare incidenti è quello di fermare la macchina a metà circuito e farsi portare in motorino verso il primo e unico podio della storia della Copersucar.

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