lunedì 30 giugno 2014

Goodwood, il giorno dopo. Sul mito e la sua costruzione.

Sono reduce da una fine settimana di visioni da sogno, tutto grazie a internet e agli organizzatori del "Festival Of Speed di Goodwood", i quali hanno avuto la fantastica idea di trasmettere in live streaming i quattro giorni della manifestazione.
Una goduria immensa, condita anche dalla presenza di Kimi Raikkonen e John Surtess, accomunati, oltre che dal numero preferito, anche e soprattutto da un titolo mondiale vinto alla guida di una Ferrari.
Gran mezzi in sfilata, tanti piloti, tenta leggende - Unser, Loeb, Petty, giusto per fare qualche nome - pubblico incredibile, in tutto questo è saltato all'occhio la "febbre" che ha attraversato il web sin dalla domenica  mattina con una sola domanda come oggetto: "quando arriva Kimi?"
E' impressionante la popolarità del pilota finlandese tra gli appassionati, insieme al fastidio di quelli che invece non riescono a concepire un "addiction" così evidente, e a come dalle nostre parti il finlandese sia solo un oggetto sconosciuto, compatito e sopportato.
Fa specie - a parte certe esternazioni televisive da giornalista in crisi d'identità - leggere su riviste storiche nostrane frasi del tipo "... certi comportamenti con cui ormai il finlandese ha costruito il suo personaggio".
Eccovi serviti la realtà ribaltata, l'unico essere umano - nell'universo Formula 1 ovviamente - in grado e capace di essere se stesso, trasformato in personaggio costruito da chi è ormai succube e allineato al pensiero imperante e potente.
In una società dove tutto è controllato in ogni momento, dove la libertà individuale è semplicemente una forma di controllo meno evidente degli altri, personaggi come Raikkonen sono dei veri e propri eroi, uno sfogo quasi per chi vorrebbe ma non può per tanti troppi motivi, diversi tra di loro, che sarebbe inutile affrontare in questa sede.
Esagerato? Forse, ma uno che non si uniforma ai comunicati stampa, che se ne frega di sponsor e direttive aziendali, che risponde  a certe domande come tanti vorrebbero fare in tanti momenti della propria vita, anche senza volare o lanciare ragnatele rimane un eroe.
Un eroe mediocre forse, ma quello è per una società mediocre.
Perché magari non è il dominio Mercedes a "rovinare" la Formula 1, ma il fatto che alla guida di quelle due Mercedes ci siano due soldatini ben addestrati come Hamilton e Rosberg.
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