L'incompreso

Essere in grado di competere con due dei maggiori talenti del dopoguerra ma non riuscire a vincere nemmeno un GP, e alla fine essere considerato alla fine un buon pilota ma niente di più. Agrodolce la carriera e il destino di Martin Brundle, ora voce narrante dei GP tra le più quotate nella televisione d'oltremanica.
Rimane memorabile la sua stagione 1983 nella Formula 3 inglese, capace dopo un lunga rincorsa di dar fastidio a sua maestà Ayrton Senna e rendere incerto il campionato sino alla fine. Rimane invece semi-nascosta la sua stagione 1992 in Formula 1 quando, chiamato dalla Benetton ad affiancare un'altra maestà delle corse, tale Michael Schumacher, riuscì, unico nella variegata storia dei compagni di squadra del tedesco, a reggere senza troppi problemi il confronto con il talento germanico.
Martin nel suo anno in Benetton, oltre a 5 podi, si distinse per le singolari metafore, riguardo al setup della vettura, utilizzate con il suo ingegnere di pista di allora, quel Pat Fry ora in Ferrari.
- La macchina "galleggia", bisognerebbe renderla meno "canottosa".
Erano questi i termini con cui Martin soleva descrivere il comportamento della vettura al povero Fry, il quale doveva tradurre in angoli e millimetri le sensazioni "galleggianti" di Brundle.
Esemplare a questo proposito rimane uno scambio di battute tra i due durante un GP di quella stagione:
- Non va Pat, non riesco a guidarla, è troppo "diligenza"
- Scusa non ho capito, puoi ripetere?
- E' troppo "diligenza", bisogna cambiare qualcosa.
- Scusa Martin, ma hai detto "diligenza"?
- Sì, esatto, sembra una "diligenza", sai cos'è no?
- Sì, so cos'è una diligenza Martin, è solo che non ho la minima idea di cosa tu intenda quando dici che la macchina va come una "diligenza".

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