mercoledì 18 giugno 2014

Sei forte papà


Gilles Villenuve voleva avere la famiglia quando possibile sempre al suo fianco, anche durante i week end di gare. Lo si vedeva arrivare con un gigantesco motorhome e accamparsi con moglie e figli nel retro dei box.
Nel 1981 Gilles guida una macchina che sembra ideata apposta per ingigantire la sua leggenda: potente e inguidabile, tenuta di strada inesistente ma un missile infuocato in rettilineo. E con quella vinse anche delle corse: Montecarlo; Spagna, con un trenino di mastini alle spalle, ma un sacco di volte fu costretto ad assaggiare guard rail e reti di protezione.
Sempre al limite, lui era fatto così, era anche per quello che affascinava Enzo Ferrari; incarnava il pilota ideale, quello che forse lui non era mai arrivato a essere, quello che non ha nessun rispetto del mezzo meccanico, sacrificato sempre e comunque sull'altare della prestazione.
Gilles rientra ai box, sono solo prove libere, la macchina porta segni visibili di un'uscita di strada non proprio innocua.
Suo figlio Jacques sta gironzolando nei box. Vede arrivare il padre, aspetta che si sia tolto il casco, aspetta anche che a gesti spieghi a un paio di meccanici la dinamica dell'accaduto: c'è questa mano che improvvisamente trema e poi disegna una traiettoria curva verso la parete.
Alla fine gli si avvicina.
- Papà cosa è successo?
Gilles mette la mano sulla testa del figlio, sorride.
- Niente, niente, ho fatto solo una curva un po' larga.
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