giovedì 10 luglio 2014

Sinfonia in rosso. Parte 2: Lauda e Regazzoni

Clay Regazzoni era una vecchia conoscenza per le gente di Maranello. Ticinese, veloce, terribilmente veloce in certe situazioni, di una velocità di cuore, quella velocità un po' esaltata che stordisce gli avversari ma che a volte svanisce con la stessa rapidità con cui appare. Era un pilota di rara audacia, campione Europeo di Formula 2 nel 1970, fece il suo debutto in Formula 1 nello stesso anno alla guida di una Ferrari, in uno dei fugaci periodi sportivamente felici per la casa modenese a cavallo tra la fine degli anni sessanta e l'inizio dei settanta. All’esordio a Monza davanti a un pubblico in delirio Clay vinse il primo GP della carriera, rimase fedele alla Ferrari negli anni poco gloriosi 1971 e 1972 salvo poi essere messo da parte per la stagione 1973. Per Clay ci fu l'"esilio" in Inghilterra, alla BRM, ma ci fu anche l'incontro e la conoscenza di un nuovo compagno di squadra, un austriaco che sino a quel momento non aveva combinato granché in carriera.
Niki Lauda, metodico e puntiglioso sino alla maniacalità nella preparazione della vettura per la gara così come veloce ed efficace nel cimento in pista, attirò le attenzioni del commendatore in un'assolata domenica di maggio del 1973, sul circuito cittadino di Montecarlo. Alla guida di una BRM, macchina da metà griglia, partito dalla terza file mantenne con autorevolezza le posizioni di vertice ritirandosi dalla corsa a causa di problemi al cambio mentre era in zona podio. Enzo Ferrari non mancò di notare dallo schermo del proprio televisore la prestazione del giovane austriaco, sull'orlo di una crisi di nervi in verità.
- Chi è quel Lauda? Interessante...
Lauda, figlio di una ricca famiglia di banchieri austriaca, non aveva mai dato mai troppi segni di sé ne nelle formule minori, tanto meno nella massima formula. Debuttò in Formula 1 in casa propria al GP d'Austria del 1971 con una March e anche l'anno successivo guidò una monoposto della casa di Bicester. Si indebitò sino quasi al fallimento personale pur di assicurarsi un sedile con la March, squadra non certo di primo piano, ma che all'epoca rappresentava la soluzione ideale per chi volesse cimentarsi in Formula 1 al di fuori del giro delle squadre ufficiali
Il suo 1972 fu un mezzo disastro però, e in suo aiuto arrivò Louis Stanley che gli propose di correre per il 1973 nel proprio team, la BRM, squadra blasonata ma prigioniera di un declino che di lì a qualche anno ne avrebbe sancito la scomparsa definitiva.
La conferma di quanto buono dimostrato a Montecarlo, Lauda la diede al Nurburgring, dove risalì sino al quarto posto prima di uscire di pista a causa di un problema al cerchio posteriore, e a Mosport, nel GP del Canada, dove, partito dalla quarta fila, arrivò a comandare il gruppo in condizioni meteo al limite.
Enzo Ferrari non ci pensò due volte, come poi fece qualche anno dopo con Gilles Villeneuve, e decise di mettere alla guida delle sue macchine un pilota pressoché sconosciuto. Montezemolo incontrò Lauda in segreto e trovò l'accordo - in barba a un contratto triennale siglato a Montecarlo con Louis Stanley su carta semplice e quindi privo di validità -, per quello che si sarebbe rivelato come uno dei mattoni principali della rinascita sportiva del cavallino rampante.
Clay Regazzoni in realtà non se ne era andato mai da Maranello, messo alla porta alla fine della stagione 1972, per qualche oscuro legato motivo legato alla mancanza di risultati e all'eccessivo numero di incidenti, in realtà già durante la stagione 1973 venne chiamato dalla Ferrati per testare la 312 B3. Si parlava di Jean Pierre Jarier o James Hunt come pilota da affiancargli per il 1974. Lo svizzero, interrogato su chi potesse essere un buon pilota per il futuro della Scuderia, non ebbe dubbi.
- Quel ragazzo austriaco è veloce e ha buoni doti di collaudo.
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