martedì 15 luglio 2014

Sinfonia in rosso. Parte 3: le fondamenta

Niki Lauda e Clay Regazzoni due piloti dalla personalità e dallo stile di guida profondamente diversi - basti pensare a come l'austriaco riuscisse a concludere le gare con i freni ancora in perfetta efficienza. e come invece quelli di Clay fossero perennemente al limite -; Luca di Montezemolo al ponte di comando sportivo. Mauro Forghieri di nuovo con il pallino tecnico tra le mani. Questi erano i mattoni su cui costruire il rilancio Ferrari verso il nuovo millennio.
Certo non sarebbe stata una passeggiata ma le basi erano solide.
E il 1974 inizia decisamente bene. La vettura è ancora una 312 B3, la quarta versione di un modello nato nel 1972, motore boxer a 12 cilindri da 495 CV a 12.600 giri e un telaio profondamente modificato da Mauro Forghieri. Viene abbandonato il telaio monoscocca costruito in Inghilterra dallo specialista John Thompson, per un più classico traliccio in tubi con fogli d'alluminio rivettati, il passo viene accorciato e viene anche rivista la posizione dei radiatori passati da frontali e laterali. Diversa la posizione dei serbatori di carburante e cambiato lo snorkel, la presa d'aria motore, posizionato in posizione verticale sopra il motore.
Al primo appuntamento in Argentina i due nuovi piloti Ferrari raccolgono un secondo con Regazzoni e terzo posto con Lauda, risultati che vengono accolti con entusiasmo dalla stampa italiana, quasi assuefatta a una Ferrari incapace di regalare soddisfazioni. E’ passata solo una gara, ma per la prima volta dopo otto anni la Ferrari è in testa alla classifica costruttori. Serve anche questo per risollevare il morale e ricostruirsi un’identità vincente.
In Brasile Clay Regazzoni arriva di nuovo secondo, dietro all'idolo di casa Emerson Fittipaldi, mentre a Lauda va decisamente peggio: per lui ritiro dopo solo 3 giri per problemi al motore. Lo svizzero si porta così in testa alla classifica piloti. Nelle dichiarazioni post gara di Lauda, nonostante il ritiro, c'è tutto il nuovo vento che spira in casa Ferrari:
- La verità è che con la Ferrari ho giocato la carta giusta. Adesso qualcuno dirà che sonno stato fortunato, ma certe fortune bisogna saperle prendere al volo e svilupparle, il giorno in cui a Modena mi hanno offerto di correr per loro non c'erano queste macchine, c'erano solo idee e programmi.
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