martedì 19 agosto 2014

Sinfonia in rosso. Parte 8: il ballo con la principessa.

Il debutto in Sud Africa in 312 T non è di quelli da ricordare. Sul circuito di Kyalami, in altura, Lauda arriva quinto, mentre Regazzoni si ritira per un banale problema meccanico: la rottura del comando dell'acceleratore. Per fortuna delle rosse sarà un episodio isolato.
A Maranello si ripongono tante speranze nel nuovo modello, e tale fiducia viene da subito ripagata. Al ritorno in Europa  - in Spagna, nel tormentato circuito cittadino del Montjuic a Barcellona - la 312 T mostra immediatamente tutte le sue potenzialità: Niki Lauda si aggiudica la pole position, Clay Regazzoni lo affianca in prima fila.
Sembra il preludio di un bel fine settimana, purtroppo la gara spagnola sarò ricordata per vicende tutt’altro che legate alle prestazioni di monoposto e piloti. Il week end inizia con un braccio di ferro tra piloti da una parte, e organizzatori e costruttori dall'altra. Motivo: la sicurezza e in particolare il posizionamento dei guard-rail che sul circuito cittadino del Montjuic Parc dimostra di essere alquanto improvvisato. Dopo minacce e contro minacce i piloti cedono e scendono in pista, tutti eccetto Emerson Fittipaldi che per protesta gira ampiamente al di sotto delle proprie possibilità e finisce per non qualificarsi. Non si perderà molto.
Chi si perde, e anche dopo pochi metri il via, sono i due della Ferrari. A causa di una toccata con Mario Andretti, Regazzoni e Lauda finiscono per auto eliminarsi dopo solo un centinaio di metri.
Ma il peggio deve ancora venire: sulla Lola di Rolf Stommelen, in testa alla gara, cede il supporto dell'alettone posteriore. La macchina vola fuori pista, ricade investendo tre commissari di pista e un fotografo uccidendoli. La gara viene sospesa. Vince Jochen Mass, ma non essendo stato raggiunto il minimo numero di giri il punteggio viene dimezzato. Lella Lombardi, al volante di una March, si aggiudica il primo e - per ora - unico mezzo punto per una donna in un GP.
Con Barcellona alle spalle si va a Monaco, sperando che l'atmosfera del grande classico serva a ricomporre l'immagine della Formula 1 dopo il disastro spagnolo. Sarà la gara della svolta, per la Ferrari prima di tutto, ma anche per gli avversari.
In realtà alla vigilia di quella gara monegasca ci si inizia a interrogare sull’eventualità che anche quell'anno non vada un po' a ramengo, sullo stile di parecchi altri precedenti. La nuova Ferrari, la 312 T, per problemi di gioventù e sfortuna, di prestazioni convincenti in gara in quella prima parte di stagione non ne ha ancora mostrate.
La vittoria a Montecarlo arriva tempestiva come poche altre, netta e indiscutibile, a sancire la definitiva rinascita della casa di Maranello dopo una decina d'anni di delusioni e figuracce rimediate nei circuiti di mezzo mondo.
Quel giorno piovoso nel Principato di Monaco viene ritmata la prima nota della sinfonia che accompagnerà la serie di titoli mondiali degli anni successivi. Una sinfonia che avrebbe potuto magari anche essere più roboante e armoniosa senza un paio di episodi non proprio fortunati.
Ma per adesso godiamoci questa prima nota, e torniamo a Monaco, perché quel giorno è da ricordare.
Lauda vola in testa sotto la pioggia, tiene testa a Peterson e Pryce per buona parte della gara, due veri cagnacci sull’asfalto umido. La 312 T accompagna l’austriaco giro dopo giro, cambiata dopo cambiata, verso il traguardo, ma il motore Ferrari 12 cilindri boxer inizia a consumare troppo olio, probabilmente per un problema a un anello di sicurezza. Lauda vede durante gli ultimi giri la pressione dell'olio scendere pericolosamente a zero. Le vibrazioni del motore aumentano curva dopo curva, per le sue conoscenze meccaniche questo vuol dire la rottura dei cuscinetti di banco imminente. Niki, in testa con un certo margine su Emerson Fittipaldi, è costretto a percorrere con la frizione schiacciata lunghi tratti del circuito. Il brasiliano arriva a due secondi, ma ormai i giri e le pene dell'austriaco - e di mezza Italia - finiscono sotto lo sventolio della bandiera a scacchi.
A fine giornata Lauda, sornione come suo solito, parlerà solo di un probabile falso contatto, come unica causa di quella spia dell'olio paurosamente accesa.
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