lunedì 29 settembre 2014

C'era una volta...

Tutto nacque lì, a Silverstone, mica un posto qualunque, un luogo da dove sino a pochi anni prima gli Spitfire volavano carichi di speranza e disperazione mischiate in una miscela talmente esplosiva da sconfiggere la pazza maniacalità di un tizio con i baffetti e un modo di esprimersi da esaltato.
Il campionato del mondo di Formula 1 partì lì, nel 1950, ed era una faccenda terribilmente diversa rispetto a quella che viviamo oggi. Ovvio che chi scrive non fosse presente - anzi ero ben lontano dal nascere e anche i miei genitori, va beh lasciamo perdere le storie di famiglia...  - ma già dalle cronache emergono aspetti di una competizione che ha veramente poco in comune con quello che viviamo oggigiorno in un fine settimana da GP.
Prima cosa, la griglia di partenza, schieramento 4-3-4... e prime quattro posizioni occupate dalle formidabili Alfa Romeo 158 con, nell'ordine, Farina in pole, Fagioli e Farina al suo fianco con lo stesso tempo - cronometraggio al decimo ovviamente - e Reg Parnell a chiudere la prima fila. Altro che dominio Mercedes o Red Bull, quel fine settimana c'era solo una macchina in pista.
Spicca poi, scorrendo la griglia di partenza, una certa varietà di auto non però in grado di competere con le rosse milanesi. Il solo principe "Bira", a comandare la seconda fila, limita i danni al volante di una Maserati, ma il suo distacco dalla prima delle Alfa è di quasi due secondi. A seguire un gruppo di Talbot, ERA, e Maserati con distacchi variabili dai 2.5" di Yves Giraud-Cabantous ai 18" - si diciotto - dell'ultimo partente in griglia, Johnny Claes, pilota musicista belga al volante di una Talbot-Lago schierata dall'Ecurie Belge.
La cronaca di quella prima prova del campionato del mondo di Formula 1 parla poi  di una lotta tra le Alfa di Fangio, Farina e Fagioli, regolata in una manciata di giri da Farina, e che poi comanderà le operazioni sino alla bandiera a scacchi, con Fangio ritirato a otto giri dalla fine, Fagioli a pochi secondi da lui, e l'ultima Alfa, quella di Parnell, a 52 secondi. Il resto del gruppo si classifica a una quaresima, o quasi, con Giraud-Cabantous, quinto, a due giri, e tutti gli altri a seguire.
Ordini di grandezza, come si vede, assolutamente fuori da ogni concezione attuale, ritmi e tempi figli di quel periodo in cui tutto era profondamente diverso e in fondo non si sapeva nemmeno bene cosa avrebbe significato quella sigla adesso invece nota al mondo intero; "Formula 1".

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