GP Giappone 2014: i più e i meno

In giornate come questa diventa pesante come un macigno dover parlare di Formula 1, schivare le domande di chi si aspetta da te - noto maniaco dell'automobilismo sportivo - reazioni eclatanti. Ma in realtà mi sento svuotato. Per chi ha fatto della Formula 1, e dell'automobilismo sportivo, una sorta di religione sul generis, giornate come questa smuovo certe basi, levano certi paletti della convinzione che pensavi irremovibili; ma soprattutto per chi, come me ma anche tanti altri padri, porta per parecchie domeniche all'anno il proprio figlio sui kartodromi di mezza Italia ti fanno sentire un po' carnefice e boia.
E' la realtà: il nostro sport è una disciplina imperfetta, pericolosa. Nessuno hai imposto con la forza a qualcuno di indossare un casco, ma lo stesso, in domeniche come questa, la stessa domenica di Williamson, di Lauda, Peterson, Villeneuve, Paletti, Senna, e tanti altri che in questo momento non mi tornano in mente, qualcosa ti si piega dentro, si conficca nel tuo animo, lo lacera, ma paradossalmente piegandosi diventa sempre più difficile da togliere.
C'è qualcosa di insano e irrazionale, ancora adesso, nell'era della bomba a orologeria DRS, delle vie di fuga asfaltate, del quasi non rischio, nel salire al volante di una macchina da corsa, abbassare la visiera, isolarsi dal mondo, rimanere solo con il solo frastuono del motore - che sia kart a due tempi o power unit - nelle orecchie a farti sentire ancora vivo, e a nulla serve ripensare a cosa si sarebbe potuto fare o non si è fatto o se si è fatto lo si è fatto tardi.
E' tutto inutile, lo dice Lauda, uno che porta sulla propria pelle un manifesto eterno delle corse, lo si dice da quando si corre in auto: il motorsport è pericoloso, molto, pericoloso. Questo non vuol dire non fare nulla per la sicurezza, vuol dire solo che mai la si avrà in modo assoluto, tutto qui.
E adesso, nessuna foto, niente giudizi, non ne ho proprio voglia ma, dalla tristezza infinita che solo una domenica autunnale di pioggia sa darti, un #ForzaJules cazzo!!!

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Solo un consulto, amaro.
Suzuka bagnata a memoria non si vede dal 1994. In partenza penso questo e mi vengono in mente due cose, il duello Mansell-Alesi e Martin Brundle che uscendo sfiora un camion di soccorso. La prima certa, la seconda dubbia. Mi riprometto di cercare immagini-foto-info a fine gara sul web, ma dopo l'incidente di Bianchi la voglia di cercare si ferma a you-tube, dove si vede Brundle sfiorare un commissario accorso vicino alla vettura di Morbidelli.

Venti anni fa vivemmo, forse, un momento terribilmente simile a quanto accaduto ieri? Come andò nella dinamica quella uscita di Brundle?

gp rom

acorba67 ha detto...

Mi fai venir voglia di andare in cantina e rispolverare la copia di Autosprint...

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