mercoledì 29 ottobre 2014

Ma sì. facciamolo

Paul Frere, scrittore, giornalista e pilota, in tutte queste discipline il belga di origine francese seppe distinguersi. Dopo aver corso nel 1954 in Formula 1 per la Gordini, e aver preso parte nella disgraziata stagione 1955 ai GP di Monaco e Belgio al volante di una Ferrari, Frere decise per l'anno successivo di dedicarsi solo alle competizioni di durata e al giornalismo, abbandonando la sempre più esigente competizione della massima formula.
In occasione del GP del Belgio del 1956, Paul si reca a Spa per seguire le prime prove del venerdì in veste di pilota. E' la gara di casa più che naturale vien da dire e poi, sotto sotto, c'è quella chiamata del direttore sportivo della Ferrari, Eraldo Sculatti, altro personaggio di estrazione giornalistica, che lo aveva chiamato qualche giorno prima per proporgli il volante di una delle quattro D50 disponibili, monoposto resa libera dall'infortunio di Luigi Musso alla 1000 Km del Nurburgring.
La sua risposta era stata una no piuttosto deciso, Frere era conscio dei rischi di guidare una Formula 1 a Spa, con zero allenamento poi...
Partono le prove del venerdì, Frere osserva all'apparenza distratto, qualche chiacchiera con gli amici incrociati di volta in volta, ma la vista di una delle quattro D50 abbandonata ai box rende piuttosto deboli certe sue convinzioni. Si dirige ai box Ferrari, parla con Sculatti, l'accordo è presto trovato, Paul farà qualche giro, giusto per provare l'ebbrezza di guidare quella che è giudicata da tutti la migliore monoposto dello schieramento.
- Va bene, ma poi partecipi alla gara?
- No.
- Sicuro.
- Si.
Grande la passione in lui però, come si direbbe in un pianeta lontano, lontano e, sceso dopo quei pochi giri, l'entusiasmo per la facilità di guida della D50 lo porta ad accordarsi per riprovarci il giorno dopo.
Le qualifiche per Frere si concludono con l'ottavo posto, non male, anche se ben distante dall'incredibile Juan Manual Fangio, il quale, si dice, sia l'unico a passare in pieno sotto il ponte Englebert, nella curva in discesa verso Burnenville. Paul strabuzza occhi e orecchie quando gli riferiscono questo. Lui però è solo un pilota ormai non più professionista.
La sera Frere incontra Jean Behra in albergo e, tra una battuta e l'altra, il discorso cade sull'incredibile tempo di Fangio in qualifica.
- Secondo te é vero che Fangio affronta quel tratto un pieno?
- Si. si può, devi solo allargarti a 50 metri prima della curva e poi buttarti dentro...
Facile no?
In gara parte bene, si mantiene alle spalle dei primi, Fangio, Collins, Moss e Behra. Moss si ritira, Fangio lo segue nel destino avverso, a questo punto Collins è al comando, davanti a Jean Behra e all'"intruso" Paul Frere. La sagoma della Maserati del pilota francese diventa sempre più definita, curva dopo curva, ma dove passarlo? Behra è veloce e determinato, un osso duro, ma l'occasione per Frere arriva nel modo forse più inaspettato, proprio all'ingresso della curva in discesa verso Burnenville. Behra allarga troppo e Paul non ci pensa due volte a infilarsi e conquistare la seconda posizione.
La gita disinteressata di Paul Frere al GP del Belgio del 1956 si conclude con un secondo posto finale, non male direi, ma forse ordinaria amministrazione per uno come lui.
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