lunedì 20 ottobre 2014

Sinfonia in rosso. Parte 12: l'illusione estiva.

Regazzoni sembra tornato alla carica, comunque in grado di rivaleggiare con il compagno di squadra campione del mondo in carica. La stampa italiana appare confusa di fronte a questo risultato, si arriva a insinuare che per sbaglio sia stata data la macchina di Lauda a Regazzoni. Insomma sembrava già tutto deciso dopo un paio di corse, e invece...
Si attende lo sbarco in Europa, il debutto della 312 T2 e l'entrata in vigore dei nuovi regolamenti che, come risultato più evidente, privano tutte le monoposto della presa d'aria sopra il motore, tratto specifico delle monoposto della prima metà degli anni. Si attende tutto questo, e anche la conferma di Clay Regazzoni. L'ordine delle cose è destinato a cambiare, ma non come in parecchi credono.
Il cristallo perfetto di Lauda inizia già a incrinarsi alla vigilia del GP spagnolo. Niki si frattura una costola nella sua tenuta di Salisburgo ribaltandosi con un trattore. Si presenterà al via riuscendo nonostante il dolore a far segnare il secondo tempo sulla griglia al fianco della McLaren di Hunt.
In gara Niki parte bene e sembra poter controllare la McLaren di Hunt, ma al 32° giro l’inglese prende la scia sul rettilineo dei box e infila la 312 T2 dell'austriaco. Hunt taglierà per primo il traguardo davanti a Lauda, ma per qualche settimana la vittoria verrà aggiudicata all'austriaco a causa della violazione da parte della scuderia di Teddy Mayer delle nuove regole appena entrate in vigore nelle dimensioni degli alettoni. La McLaren ricorrerà in tribunale sostenendo l'ininfluenza ai fini delle prestazioni e riuscirà a riavere la vittoria qualche mese dopo.
Non sarà questa l'unica volta in cui la CSI si divertirà a mischiare le carte al di fuori degli autodromi, in questo tormentato 1976.
Le successive due gare, Belgio e Monaco, vedono il ritorno allo schema di inizio stagione; e cioè completo dominio di Lauda dal primo giorno di prove sino al calar della bandiera a scacchi. Dopo il GP del Belgio Niki dichiara:
- Mi sentirò campione del mondo solo quando la matematica dirà che nessuno può fare più punti di me. Ferrari mi paga per vincere e io farò quello.
Acqua sul fuoco dei facili entusiasmi e, paradossalmente, ogni vittoria di Niki Lauda e della Ferrari, ogni pole position, ogni giro più veloce, sembrano gradualmente perdere significato. E' il destino dei dominatori, far sembrare ogni impresa troppo semplice agli occhi degli altri.
La sequenza di vittorie è devastante, dopo Monaco l'austriaco è al comando della classifica piloti con 48 punti; chi lo segue più da vicino, Regazzoni e Hunt, ne hanno racimolati 14. Come si può solo pensare di poter perdere un mondiale così? E soprattutto chi può immaginare che quella di Montecarlo sarà l'ultima vittoria in pista della stagione per Lauda?
Non è necessario pensarlo, certe cose succedono e basta.
In Svezia la Ferrari non va, semplice. La pista di Anderstorp non è mai andata completamente giù alle monoposto di Maranello, sin dal primo GP di Svezia del 1973, e quell'anno più che mai. Le gomme non vanno in temperatura su quelle curve piatte e lunghe e per Lauda è già un successo il terzo posto finale. Vincerà, e sarà la sua unica vittoria, la Tyrrell a 6 ruote pilotata da Jody Scheckter.
Peggio va al Le Castellet, GP di Francia, con il rettilineo più lungo del calendario, il Mistral. In un tracciato che sembra fatto apposta per esaltare il 12 cilindri delle rosse, Lauda in pole parte come una furia, sembra involarsi, ma al nono giro è out per il bloccaggio del motore. Al comando passa quindi James Hunt, dietro di lui preme Regazzoni e sembra poter raggiungere l'inglese ma al 18° giro anche il secondo motore Ferrari cede di schianto.
E' una disfatta completamente inaspettata: è dal GP di Germania del 1975, quasi un anno, che non si verificava una rottura di un motore Ferrari. Un'analisi dei motori rivelerà come causa l'errata lavorazione dei perni di banco, un caso unico e raro, un'anomalia che però avrà un grosso peso nel futuro del campionato.
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