giovedì 30 ottobre 2014

Sinfonia in rosso. Parte 13: il principio della fine.

A Brands Hatch, GP d'Inghilterra, Niki Lauda è ancora saldamente in testa al mondiale, ma l'idolo locale James Hunt sembra più che mai determinato nel recuperare il distacco in classifica.
In prova l’austriaco ribadisce l'intenzione di demolire ogni speranza di recupero del pilota inglese, e la pole è sua, ma al suo fianco Hunt non molla di un centesimo. In seconda fila c'è Clay Regazzoni, in una posizione che lo porterà quel giorno ad avere un ruolo fondamentale.
Perché al via capita che siano proprio i due ferraristi a toccarsi e a innescare un incidente in cui rimarrà coinvolto, e con seri danni alla vettura, anche la McLaren di James Hunt.
La gara viene sospesa, Hunt non riesce a raggiungere i box con i propri mezzi, e questo, unito al fatto che il regolamento vieta l'utilizzo del muletto in caso di doppia partenza, vorrebbe dire per lui l'esclusione dalla corsa.
Ma il catino di Brands Hatch quel giorno è esplosivo, pieno in ordine di posti, e tutti, proprio tutti, sono lì per vedere lo scapestrato James Hunt tagliare per primo il traguardo. Il pubblico capisce che per il loro idolo la faccenda si fa complicata, le urla, gli incitamenti e i fischi creano una pressione decisamente notevole sui commissari di pista.
Che fare? Impedire ad Hunt di prendere il via? E chi lo comunicherà a quella massa esagitata? La decisione salomonica dei commissari inglesi è quella di accettare sub-judice al via la McLaren - insieme a Regazzoni e Lafitte, anche loro nelle medesime condizioni - e poi decidere in un secondo tempo se convalidare il risultato.
Vincerà Hunt tra il tripudio generale, davanti a Lauda, e questo farà esplodere di gioia le decine di migliaia di persone accorse a Brands Hatch, ma non impedirà la squalifica post-gara dell’inglese e l'assegnazione della vittoria a Lauda.
Si va al Nurburgring con Lauda in vantaggio di 14 punti, ma che in realtà sono di più vista la squalifica che escluderà Hunt dalla classifica del GP d'Inghilterra. Correre al Nurburgring, nell’anello nord, non è mai stato e non sarà mai un semplice percorrere una pista, è sempre stato qualcosa di singolare e irripetibile, ma quello che capiterà in quel GP di Germania marcherà lo spartiacque di un’intera era delle corse.
Lauda descriverà così le prime fasi del GP di Germania 1976:
- Sono in prima fila, non faccio una buona partenza, la pista è bagnata, dò troppo gas e la macchina pattina, retrocedo al nono posto. La pista si sta asciugando e decido di rientrare subito ai box per cambiare le gomme e montare quelle da asciutto.
Il Nurburgring, l'inferno verde come lo definì Jackie Stewart, ventidue chilometri di asfalto attorcigliati intorno alle colline di Adenau e dintorni. Impossibile in quelle condizioni di trovare la pista in condizioni uniformi, facile trovare pozzanghere alternate a tratti completamente asciutti.
E quel 1° agosto del 1976 la pista è umida e infida come non mai.
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