Cosa resterà del 2014: parte 1

Sembra l'altro ieri quando si partiva per l'Australia con un paio di certezze sbandierate da siti e giornali di mezzo mondo. La prima, clamorosamente disattesa, è che durante quel primo GP dell'era post-atomica ibrida della Formula 1 le macchine al traguardo si sarebbero contate sulle dita di una mano o poco più; la seconda, confermata in pieno e in tutte le singole prove di questo mondiale, che la macchina dominatrice sarebbe stata una e una sola.
Se quindi ci sarebbe da lodare e spellarsi le mani per applaudire cotanta potenza tecnologica che in così breve tempo non solo ha fatto camminare monoposto con complesse Power Unit al posto di miseri e volgari motori completamente dipendenti dal ciclo otto, ma che le ha fatte camminare anche con un ritmo a volte superiore a quello delle progenitrici, dall'altra il sapore che ti lascia questa stagione 2014 è un qualcosa di agrodolce, un piatto strano, che deglutisci ma fingendo di non sapere quello che stai ingoiando.
Partiamo con questa premessa un poco disfattista il solito riassunto che questo minuscolo blog dedica al campionato di Formula 1 appena conclusa. Cosa resterà del 2014?

1) La W05 e Lewis Hamilton, la coppia più bella del reame. Vi ricordare tanto tempo fa quando ci si lamentava del dominio Red Bull? Tutti a lamentarsi per un paio di decimi al giro, con un solo pilota per di più. e cosa ti capita in questo 2014. La devastante W05 Hybrid capace di arrivare a un paio di secondi a tornata su alcune piste - e la sensazione che non abbiano mai spinto a fondo il loro mostro argentato. Le Lotus anni sessanta e settanta, le varie declinazioni di McLaren, Ferrari anni 2000, Red Bull, tutte annichilite dalla macchine più devastante mai vista in un circuito. Signori, staranno anche un po' sulle p... 'sti tedeschi, ma tutti in ginocchio dinanzi a un tale esemplare di macchina da corsa. Se poi alla guida ci si mette anche Lewis Hamilton, praticamente perfetto per tutta la stagione.
2) La Power Unit come unità di distruzione. Ci si accapigliava per un paio di millimetri d'ala in su e in giù, la lotta che si è sviluppata nel breve volgere di un'estate o poco più tra Mercedes e resto del gruppo sembra invece una di quelle faccende ben più serie con precedenti che potrebbero essere scovati solo nel confronto tra FOCA e FISA dei primi anni ottanta. Da una parte un costruttore che si sente di aver solo fatto un compito meglio degli altri; dall'altra chi si rende conto che costi, complessità, il tutto condito da una bella dose di sano egoismo, sta portando il carrozzone verso un baratro in cui potrebbe cadere e sparire per sempre. Il problema? E' che la ragione sta da ambo le parti, e qualcuno dovrà cedere, e anche pesantemente.
3) La resa di Fernando Alonso. Anche qui ce ne sarebbe da discutere, perché è innegabile che lo spagnolo ce l'ha messa tutta, ma proprio tutta, mantenendo a galla la baracca rossa nei mari in tempesta della Formula 1, e che a volta la sorte non gli sia stata, per così dire, amica, ma lo stesso, dopo cinque anni di vogliamoci bene e quanto siamo bravi ma non vinciamo, ecco la resa. Alonso lascia la Ferrari, o la Ferrari lascia Alonso, come nella più classica delle separazioni tra essere umani, che si di carattere lavorativo o affettivo. Si lasciano con la sensazione di un rapporto logoro e lo stesso mai consumato, la Ferrari lascia, certo insieme a un talento indiscutibile, anche i capricci logoranti dello spagnolo, un fattore quanto destabilizzante lo vedremo l'anno prossimo con la coppia in teoria molto più in sintonia Vettel-Raikkonen.
4) La definitiva consacrazione di Daniel Ricciardo.Quando qualche anno fa veniva utilizzato dalla Red Bull nei test per giovani piloti, e a volte anche in altre occasioni, lo trovavi rigorosamente in cima alla lista dei tempi. Il nome e la fama di Daniel Ricciardo da allora si sono mantenuti, hanno resistito anche alla prova HRT, una "fatica" da cui in parecchi sarebbero usciti con la carriera a pezzi, ha avuto la meglio sull'altra grande promessa , Jean Eric Vergne, e infine ha avuto il sopravvento sul mito Sebastian Vettel. Che dire? Grintoso e veloce come pochi, abilissimo nel gestire le gomme come la moderna Formula 1 richiede. Non ha vinto il mondiale ma il migliore del 2014 in griglia è stato lui,  poche storie.

Ci si vede tra qualche post per la seconda parte.

5 commenti:

Telespalla Blog Sport and Race ha detto...

A me questo campionato 2015 è piaciuto molto, non mi interessano se sono una bella cosa le power unit ed altre regole.
C'è stata una bella lotta fino alla fine tra i 2 Mercedes, bei GP tra gli altri contendenti con Williams e RedBull a giocarsi l'ultimo posto sul podio e qualche outsider che si faceva vedere al ogni GP.
A me interessa questo, il resto mi può incuriosire o no, ma voglio vedere belle gare e quest'anno ne ho viste molte, nonostante le nuove piste orrende che fanno diventare il circuito di Monaco molto meno noioso di altri.

Telespalla Blog Sport and Race ha detto...

Constato tristemente che Monza ha perso parecchio fascino, ormai questa pista offre poche possibilità allo spettacolo con questo livello di vetture, bisognerebbe pensare ad una modifica del tracciato, se no non mi dispiacerebbe poi molto lo togliessero dal calendario F1.

Telespalla Blog Sport and Race ha detto...

errata corrige
intendevo logicamente il campionato 2014

Telespalla Blog Sport and Race ha detto...

Le migliori piste: Montreal - spa - Suzuka - San Paolo.
Peggiore: Budapest

acorba67 ha detto...

Mah, che dire, a me la sensazione che i tedeschi abbiano giocato ad arrivare sino ad Abu Dhabi rimane... e su Monza, beh forse potrebbe esistere anche senza Formula 1

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