mercoledì 3 dicembre 2014

Cosa resterà del 2014: parte 2

Rieccoci con un riassunto a sommi capi del campionato del mondo di Formula 1 appena concluso. Dopo lo sgarbo di Montecarlo di Rosberg nei confronti di Hamilton, l'estate ha visto l'esplosione della rivalità tra i due. rivalità gestita a volte in modo sospetto dal team, e che ha trovato la conclusione solo in quel di Suzuka, con quel sorpasso di Lewis all'esterno di Nico in un GP che per tutti è stato solo la devastante tragedia di Jules Bianchi, uno a cui mancava veramente poco per arrivare in alto.
Con una tristezza indicibile che riaffiora non appena si ritorna a quella mattina da cani di ottobre, ecco la seconda parte di quel che resterà nel 2014:

5) La lotta tra Hamilton e Rosberg. Han persino scomodato quella storia tra Prost e Senna, ma - spero vivamente non solo ai miei occhi - tutto è apparso lontano anni luce da quello che era una rivalità al limite dell'odio. Chi si ricorda di Prost che si lamentava dei colpetti di freno improvvisi di Senna nel bel mezzo dei rettilinei di Hockenheim? Bei tempi? No, assolutamente, solo una roba diversa. E' innegabile che a un certo punto della stagione l'amicizia tra i due sia stata messa da parte, ma la statura sportiva dei due personaggi mi sembra onestamente diversa. Alla fine comunque Rosberg ci ha provato, ha provato a mischiare le carte, creare "rumore" di fondo per sovvertire un certo pronostico che lo vedeva sfavorito. Gli è andata male, e di loro rimarrà una rivalità tra Hamilton e Rosberg, solo loro, con le loro personalità ben definite.
6) L'ultimo anno in Formula 1 di Jenson Button? Al momento in cui scrivo queste righe nulla è ancora stato comunicato e in fondo Jenson era dato per spacciato già a fine 2008. Alla fine si riprese, e che ripresa, al volante del tappeto volante Brawn GP. Vinse un mondiale che è stato quanto di più meritato, e che a me piace pensare essere anche un po' dell'altro inglese a cui vagamente somiglia - Peter Collins -  che sfiorò la vittoria più grande prima di andarsene e che come Button non era forse il più veloce di tutti ma sapeva come guidare una macchina, cavarsela nelle situazioni più difficili, ed essere un vero galantuomo al di là di ogni risultato. Tutto finisce, ma Jenson Button mi mancherà parecchio.
7) L'anno orribile di Kimi Raikkonen. Qui invece è già stato tutto fatto, anche troppo. Il peggiore anno del finlandese in Formula 1, e non per una questione di numeri, quelli in fondo centrano poco. E' quella sensazione - che altre volte in verità ha accompagnato la sua esperienza - di essere passeggero e non pilota, quasi una impossibilità di esternare prima se stesso che il pilota. E' proprio qui che Kimi ha perso il confronto con Alonso, non sono stati i risultati in pista, ma l'essere stato messo in un angolo dalla ingombrante presenza in squadra dello spagnolo e non aver fatto nulla, o poco, per cambiare le cose, come se fosse scritto nel destino. Poi ci sono motivi tecnici fondati nell'inesistente feeling con l'inserimento in curva della F14T, con le continue mutazioni a cui le mescole Pirelli sembrano soggette da una stagione all'altra, insomma di motivi plausibili ce ne sono, eccome, ma dove ha deluso Raikkonen è stato forse nel non alzare la voce quando probabilmente serviva.
8) La caduta di Sebastian Vettel. Già lui, quattro campionati del mondo non son bastati.Volatilizzati in poche gare, da mito a pippa stratosferica. La storia di Seb va in parallelo con quella di Raikkonen, due piloti incapaci di adattarsi rapidamente al nuovo tipo di guida richiesto dalle Formula 1 2014. Il tedesco in verità è apparso non arrendersi mai di fronte alle difficoltà, pur subendo in lungo e in largo un compagno di squadra che al contrario è parso esaltarsi al volante delle nuove monoposto. La volontà ce l'ha messa, i risultati non sono arrivati comunque, ha cambiato telaio, una, due volte, tre, nulla è cambiato, alla fine ci si è quasi abituati a vederlo dietro Ricciardo. Vedremo cosa succederà cambiando squadra.
9) La tragedia umana di Bianchi e sportiva della Marussia. Finiamo male, dispari, sì proprio male, ma in fondo è giusto così, per non dimenticare, come se poi non dimenticare servisse a ridare speranza e vita a Bianchi... mah. Forse è un segno che la Marussia sia collassata qualche settimana dopo Suzuka, una specie di risarcimento per un ragazzo che era riuscito persino a raccogliere un punto in quel di Montecarlo al volante di una vettura da perenne ultima fila. Non è servito a nulla quell'exploit. nè a lui, né alla squadra. La Marussia è ormai in liquidazione, Jules lotta contro un qualcosa che è troppo grande per chiunque e la speranza di ritornare a una vita normale è taciuta e lontano da ogni realtà. Ed è triste e inutile stare a fare processi e trattare le situazioni da corsa come un evento ordinario: non c'è solo la velocità di Bianchi nel momento dell'incidente, c'è un meteo e un'intensità della pioggia estremamente variabile; ci sono le gomme intermedie che come tutte le cose a metà prima o poi mostrano i limiti; c'è l'istinto primordiale di ogni pilota. E' tutto triste.
Basta, forza Jules, Chiudiamo così:

#KeepFightingJules!!!!
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