mercoledì 24 dicembre 2014

In una tranquilla mattinata di primavera

Il meteo è quello tipico delle mattinate primaverili nel nord della Francia, umido e terso, la brina mattutina ha reso l'asfalto del circuito di Le Mans viscido, il primo sole dipinge i dieci chilometri e più come una lastra lucida e per nulla amichevole. Per la consueta sessione di test in vista della 24 ore di Le Mans c'è un'attenzione diversa, è il 1964 e una macchina bianca a strisce blu, i colori da corsa statunitensi, si muove lentamente spinta da un gruppo di meccanici verso la corsia box. Al suo fianco, come due condottieri, ci sono Roy Lynn e John Wyer, i due responsabili del progetto Ford GT40 per Le Mans. La tensione è papabile.
Lucida e elegante come poche, l'arma di Detroit nella guerra contro la Ferrari è certo una gran bella macchina ma al suo attivo sino a quel momento ha solo un paio d'ore di test svolti sul circuito di Goodwood con il pilota ufficiale Bruce McLaren; nulla praticamente.
I due piloti designati per la maratona francese, Phil Hill e Bruce McLaren, sono impegnati per contratto in un'altra gara, al suo posto vengono chiamati Roy Salvadori e Jo Schlesser: il secondo un po' anche per fare felice la filiale francese della Ford; il primo per la sua esperienza.
Ed è proprio  Salvadori ad indossare casco e guanti e prepararsi per la prima uscita assoluta della GT40 sul Circuit de la Sarthe. Il rombo del V8 americano scuote la campagna francese, la macchina esce lentamente dai box. Wyer e Lynn si scambiano un'occhiata veloce, nessuna parola perché veder svanire la sagoma della vettura svanire in una nuvola di spruzzi oltre il ponte Dunlop sa tanto di razzo lanciato verso lo spazio ignoto.
I secondi passano velocemente, i rumori dei motori si mischiano in lontananza e davanti al muretto box, dopo qualche minuto la GT40 si materializza ala vista egli uomini Ford, l'andatura non è certo quella di una vettura da corsa, la vettura punta verso il proprio box. Salvadori scende, la sua espressione non è delle più tranquille, anzi, Roy si leva il casco:
- Le ruote posteriori di quest'affare pattinano a più di 270 km/h, non ci posso chiedere, non è possibile guidare.
Salvadori non è proprio un pivello, nel 1959 ha vinto proprio la 24 Ore di Le Mans al volante dell'Aston Martin nella squadra gestita da John Wyer.
- Io non continuo, andate avanti voi con gli esperimenti.
Dopo un rapido consulto si decide di regolare sospensioni e ammortizzatori. Wyer chiama a sé Schlesser. Jo non ha una gran reputazione come pilota, la sua fama è più legata a incidenti e macchine distrutte che non ai risultati in pista. Le parole di Wyer sono poche ma significative:
- Mi raccomando, niente colpi di testa, e riporta questa macchina intatta ai box.
Schlesser si infila nell'abitacolo, la macchina parte e si infila sotto il ponte Dunlop. Dopo qualche minuto Schlessser riappare, e insieme a lui risuona tra le tribune il poderoso suono del V8 americano. Ai box ci si guarda con un timido sorriso. Si ritorna con lo sguardo sui cronometri, passa un minuto, ne passa un altro, gli occhi sono tutti sulla casa bianca in lontananza lungo la dirittura d'arrivo, ne passa un altro ancora. La GT40 non si vede e dalla linea del traguardo mai passerà.
Squilla il telefono nei box, qualcuno avverte che la macchina è stata coinvolta in un incidente alla fine del rettilineo di Mulsanne. La macchina sembra distrutta ma il pilota è illeso.
Quando Schlesser ritorna accompagnato ai box è visibilmente scosso, perde sangue da un taglio sulla fronte. Le sue parole sono una ripetizione di quelle di Salvadori.
- Non vuole saperne di andare dritta in rettilineo.
Scuote la testa, si scusa con gli occhi di fronte agli uomini Ford. Gli danno un bicchiere di brandy e una sedia, il pilota francese si siede. La prima giornata di test per la gloriosa GT40 finisce così.

Share this post
 
Posts RSS Comments RSS Back to top
© 2011 Yet Another F1 Blog ∙ Designed by BlogThietKe | Distributed by Rocking Templates
Released under Creative Commons 3.0 CC BY-NC 3.0