Sinfonia in rosso. Parte 16: sull'eroismo e il coraggio.

A Monza 1976 scoppia lo scandalo delle benzine. Dopo le qualifiche vengono trovate irregolare i carburanti di McLaren e e Penske, i loro tempi vengono annullati e per loro significa partenza dall'ultima fila. James Hunt scatterà a razzo nel tentativo di recuperare posizioni ma questo gli costerà l'insabbiamento alla seconda variante. E’ una trasferta da dimenticare per l’inglese e come se non bastasse nei giorni seguenti la Federazione fa dietro front per quanto riguarda la faccenda di Brands Hatch e riassegna la vittoria a Niki Lauda.
Prima delle ultime tre gara extraeuropee, due in Nord America e l'ultima in Giappone, la classifica recita: Lauda 61 punti, e alle sue spalle Hunt a 48. La Ferrari nel frattempo decide di lasciare libero Clay Regazzoni in vista della stagione 1977. Al suo posto ci sarà Carlos Reutemann, il cambio era nell'aria già da Monza ma è probabile che da adesso in avanti le motivazioni per lo svizzero non saranno certo ai massimi.
Canada e USA, sono una marcia trionfale per Hunt e la McLaren: pole position e vittoria in entrambi i GP. Per Lauda invece solo un quarto posto nel GP degli USA. L'austriaco non fa mistero di non essersi ancora ripreso dopo l’incidente del Nurburgring:
- Tengo il piede troppo leggero, non do gas come dovrei. Ma non mi preoccupo, era previsto. Ho voluto anticipare il mio rientro in gara per limitare gli strascichi di quella brutta avventura. Più si sta lontani dal volante dopo un incidente e più è difficile riprendere. Con la mia Ferrari devo riprendere il vecchio affiatamento. Non sono ancora soddisfatto: freno un po' prima del giusto, accelero un po' meno. Normale. Questione di tempo, dì riabituarmi e sarà come prima. Certo, occorre avere forza di volontà.
Si va così in Giappone per l'ultima prova di un campionato del mondo che rimarrà nella memoria collettiva per decenni. E oltre.
Lauda ha 68 punti, Hunt 65. Il circuito è quello sconosciuto a tutti del Fuji, alle pendici dell'omonimo vulcano, la pista è in pratica un lunghissimo rettilineo con un tratto di ritorno formato da curve raccordate piuttosto veloci, non sarebbe un posto nemmeno malvagio dove correrci se non fosse che...
La domenica piove, piove di una pioggia densa e viscida che pensi non sia solo idrogeno e ossigeno messi insieme ma che nell'interno ci sia altro, qualcosa di diabolico e sconosciuto. La partenza viene rinviata una prima, tra i piloti si diffonde la proposta di rimandare la gara. Sì, ma a quando? Non tutti sono d'accordo in verità, e tra chi vuole il rinvio non c'è solo Lauda. Ci sono anche Jarier, Fittipaldi, Carlos Pace, e anche James Hunt. L'inglese contro i suoi interessi capisce che correre in una situazione simile ridurrebbe tutto a una farsa mortale. Di diverso avviso sono i piloti locali, ma anche Brambilla e Hans Stuck, due che in certe condizioni vanno a nozze.
E' una delle prime occasioni in cui Bernie Ecclestone ha modo di svolgere la funzione di coordinatore tra i team: ottiene dagli organizzatori di a far posticipare la gara di un paio d'ore. Nel frattempo Tom Pryce, incaricato di perlustrare il tracciato, dichiara l'impossibilità di gareggiare in simili condizioni. In ballo ci sono i tempi di utilizzo del satellite e i contratti con le stazioni televisive.
Un'ora e mezza dopo l'ora di partenza prevista, gli organizzatori decidono di far partire la gara con un numero di giri dimezzato, salvo ripristinare il numero di giri originale nel caso di un drastico miglioramento delle condizioni meteo.
Si parte quindi, sotto un'acqua che non vuole saperne di smettere di cadere, anche se all'orizzonte il cielo si fa un po' più chiaro. Anche chi era contrario come Lauda si presenta in griglia. Niki è in seconda fila, Hunt davanti a lui. Al via Hunt scatta in testa, la sua M23 galleggia sulle pozzanghere del Fuji, Lauda non lo può vedere, è dietro, a centro gruppo, inghiottito da una nuvola d'acqua e avversari.
Non chiamatela paura, no, fu piuttosto l'istinto di sopravvivenza di uno che aveva visto la morte in faccia, ci aveva parlato, e con lei aveva patteggiato un ritorno in vita ma a determinate condizioni. Quali? Quelle di non rincontrarsi troppo presto, ecco quali.
Al primo giro Lauda transita in decima posizione, al secondo rientra ai box. Scende dalla macchina e decide che un campionato del mondo di Formula 1 non valeva la sua vita. Mauro Forghieri gli propone di rendere pubblica la versione di un problema elettrico, ma Niki non ne vuole sapere. Non c'è nulla di cui vergognarsi nel tenere alla propria vita.
E questo potreste anche chiamarlo coraggio.
Lauda non è l'unico a dare forfait viste le condizioni della pista, anche Emerson Fittipaldi, Carlos Pace e Larry Perkins rientrano ai box giudicando troppo pericoloso correre in quelle condizioni.
- Non ho voluto continuare perché con quest'acqua anche andando piano non puoi evitare di andare fuori pista. La mia decisione è stata quella giusta.
A quel punto Lauda avrebbe potuto ancora vincere il campionato, ma il tempo migliora, la direzione corsa decide che si può disputare la corsa per intero e viene quindi assegnato punteggio intero. Avrebbe potuto vincere lo stesso quando James Hunt, al comando, deve rientrare ai box con una gomma forata rientrando in quinta posizione. Avrebbe potuto vincere se Hunt non fosse riuscito poi a superare senza troppe difficoltà Alan Jones e l'altra Ferrari di Clay Regazzoni.
Già, Regazzoni, all'ultima gara in Ferrari. Qualcuno parlò di vendetta dopo i fatti del 1974, altri lo accusarono di scarsa combattività. Ingiusto, considerando anche la confusione che si creò ai box e nelle comunicazioni tra squadre e piloti in quelle allucinanti fasi finali dell'ultima gara, corsa praticamente al buio, di un campionato che sarà ricordato per sempre e immortalato anche in un film. James Hunt arriva terzo ed è campione del mondo. Niki Lauda deve abdicare. A fine corsa il neo campione del mondo dichiarerà:
- L'unico errore di Niki è stato quello di non essere stato fuori per altri cinque giri.
E’ vero James, certe cose succedono e basta.

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