La prima volta di "Crashley"

"Non esiste fumo senza fuoco" Rispondeva così a quanti lo chiamavano"Crahsley", insomma anche per lui un fondo di verità esisteva.
 Ian Ashley, pilota di Formula 1 e Formula 5000, prima, e poi motociclista con una puntatina anche sui sidecars, a cavallo tra anni settanta e ottanta.
Forse non era quello con più talento, ma quanto a coraggio e forza d'animo non aveva da invidiare nulla a nessuno.
Balzò agli onori della cronaca per il suo terrificante incidente durante il GP del Canada del 1977, incidente da cui ne uscì parecchio malconcio ma vivo, e di lui non vanno ricordati solo i numerosi incidenti, perchè Ian Hashley aveva un gran cuore, e lo metteva nell'abitacolo e anche da altre parti.
Il suo debutto nel mondo dei GP avvenne nel posto "peggiore" che gli potesse capitare, il Nurburgring, e con la vettura giusta giusta per bruciarsi una carriera sul quasi nascere. La Token non era proprio una macchina da buttare, il team nacque con alcune prestazioni promettenti da parte di Tom Pryce, ma alla vigilia di qel GP di Germania era reduce da una non qualificazione a Brands Hatch nelle mani di un altro "anomalo" da corsa, David Purley.
- La macchina era semplice, ma io pensai, il Nurburgring ha 175 curve, mettendoci del mio in ognuna di queste forse avrei potuto cavarci qualcosa di buono. Lessi un articolo molto dettagliato di Paul Frère sulle caratteristiche della pista e poi feci una serie di passaggi con una Opel presa a noleggio, non mi sembrava di andare così male.
L'ottomistica impressione di Ian si scontrò con la realta dei fatti, il suo tempo in qualifica al volante della RJ02 fu il 26°, 24 secondi di ritardo dal poleman Niki Lauda. Forse tanti, forse pochi per un debuttante al volante di una Token nel circo massimo dei circuiti da corsa.
Per gli organizzatori poco importò se uno era al suo primo GP e se era al volante dell'ultima macchina sulla scala del termometro della velocità: niente corsa per lui, al massimo un'apparizione nel giro di ricognizioni nel caso uno dei 25 davanti a lui avesse dovuto abbandonare la corsa per qualsiasi problema.
Ogni speranza di prendere il via sembrò svanire durante il giro di formazione quando Ashley vede una gomma delle propria monoposto esplodere. Per lui e la sua Token quel giro diventa solo una lunga agonia verso i box, agonia e preghiera che i brandelli di gomma impazziti non inizino a distruggere qualche parte della sospensione. Paradossalmente però in aiuto ad Ashley arrivò proprio la lunghezza del circuito tedesco che, insieme a questa caratteristica, si trascinava anche una differente gestione del tratto di pista adiacente i box e il traguardo e in generale della procedura di partenza da parte degli organizzatori. Infatti dopo il giro di ricongnizione da oltre 20 Km le macchine sarebbero ritornate in corsia box e solo dopo aver percorso un loop intorno alla zona del traguardo box si sarebbero schierate in una "dummy" grid prima di presentarsi finalmente nelle posizioni idonee alla partenza.
Insomma, tutto questo entra ed esci, gira e rigira, perlomeno permette ai meccanici Token di sostituire la gomma di Ashley, ma la partecipazione alla corsa per il giovane inglese non è per nulla certa, anzi.
25 macchine perfettamente funzionanti si presentano nelle loro posizioni, il numero massimo previsto dagli organizzatori, ma una veniseisema si avvia timida verso il fondo della griglia. E quando al segnalre di partenza Emerso Fittipaldi toppa completamente il via e il compagno di squadra Dennis Hulme lo centra mandandogli a ramenngo sospensione posteriore e gara, beh, un rapido calcolo, la matematica diventa la più preziosa alleata di Ian.
Non più 25 macchine pefettamente funzionanti e per Ian Ashley le porte del primo GP della carriera sono belle che spalancate

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