Capitano coraggioso

Quello che Steve McQueen, Paul Newnam. e i vari attori che negli anni portarono sul grande schermo le corse automobilistiche, interpretavano, lui lo era veramente. Ken Miles, ex militare durante la seconda guerra mondiale nell'esercito britannico, occhiali da sole neri, sguardo beffardo e strafottente, fu colui che "educò" la bestia ignorante Ford GT 40 portandola da prototipo impossibile da guidare a dominatrice della scena mondiale per vetture Sport.
Quando non indossava tuta e casco era perennemente avvolto da una giacca militare, quasi a non volersi levare di dosso l'esperienza della vita, e a tenersi dentro una certa dose di "cattiveria" che anche in pista poteva risultare decisamente utile.
- Fregherebbe anche sua nonna per un pranzo.
Non certo un complimento nei suoi confronti, ma Miles in pista era questo, duro e determinato, senza concedere niente a nessuno. E nessuno conosceva la leggendaria GT 40 come lui: lui l'aveva svezzata lungo infinite sessioni di test, sfidando le leggi della fisica e dell'aerodinamica sulle sopraelevate di Daytona o nel deserto di Riverside; lui aveva lottato contro freni inadatti, musi che si sollevavano da terra oltre una certa velocità; fragilità in ogni componente di quella che poi sarebbe diventata una macchina imbattibile ma che alle origini era quanto di più sbagliato si potesse portare in pista.
Alla vigilia della stagione 1966 la Ford era sull'orlo di una crisi di nervi: valanghe di dollari erano stati investiti nel progetto GT 40 e nel tentativo di aggiudicarsi la 24 Ore di Le Mans, ma le ultime sei edizioni della maratona francese avevano visto sul gradino più alto del podio piloti a bordo di vetture di rosso vestite e con un cavallino nero su sfondo giallo in risalto sul muso.
L'edizione 1966 doveva essere quella della vittoria: nulla fu lasciato al caso, né per i mezzi, e nemmeno per i piloti. Due team ufficiali, uno spiegamento di forze degno di una campagna di guerra, piloti del calibro di Bruce McLaren, Denny Hulme, Dan Gurney, Mario Andretti... e Ken Miles. L'"underdog", ma un outsider che ha appena vinto 24 Ora di Daytona e 12 Ore di Sebring, quest'ultima infischiandosene di ogni ordine di squadra e spingendo sino a far scoppiare la vettura gemella di Dan Gurney. Non certo un uomo di squadra, ma uno terribilmente veloce.
Con John Surtees, escluso dalla squadra Ferrari per dissapori con il DS Dragoni e anche altro, la strada per la vittoria Ford in quel giugno 1966 è già bella che tracciata. I vertici della casa americana si preoccupano di limare gli attriti tra squadra e squadra, tra equipaggio ed equipaggio, ai piloti viene detto di rispettare una predefinita tabella di marcia, senza sforzare oltre i limiti prefissati.
Chi se ne infischia di ogni tabella è chiaramente Ken Miles, il quale già al primo giro si deve fermare ai box per sistemare la portiera mal fissata ed è costretto a risalire dal fondo. Per venti ore l'inglese, e il suo compagno Lloyd Ruby, galleggiano nel buio e nella pioggia, nel crepuscolo e nella pigra alba francese sino a conquistare saldamente il comando della corsa. Dietro di loro altre due GT 40: quella di McLaren e Hulme è distante ma nello stesso giro, l'altra, guidata da Ronnie Buckum e Dick Hutcherson, a una quaresima.
La fine della corsa si avvicina, per Miles sarebbe una Triple Crown da sogno, ma ai vertici Ford viene in mente di festeggiare la tanto agognata vittoria a Le Mans con un arrivo in parata. All'ultima sosta viene spiegato a Miles di rallentare e permettere a McLaren di raggiungerlo. L'inglese ascolta, fissa il pavimento, la sua testa si muove leggermente ma vai tu a capire se per un cenno di assenso o cos'altro.
Ken Miles rientra in pista, manca meno di un'ora, i suoi tempi si alzano di una decina di secondi, la GT 40 N° 2 di McLaren arriva alle sue spalle, a pochi minuti dalla bandiera a scacchi anche la terza si accoda.  Ai box però i commissari avvertono che, a causa della posizione di partenza della vettura N° 2 partita diverse posizioni indietro  rispetto a quella della coppia Miles-Ruby, in caso di arrivo ravvicinato questa sarà considerata vincitrice.
Non c'è più tempo, e forse nemmeno intenzione, di cambiare le cose. La bandiera a scacchi cala sulle tre GT 40 in parata, davanti quella di Miles di un battito di ciglia, poi quella di McLaren.
Sembrava fatta per Ken Miles, invece:
- Ho l'impressione che qualcuno mi abbia fregato.

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