L'autista dell'Arciduca

Proprio in questi giorni ricorre il triste centesimo anniversario dal nostro ingresso in quella guerra - e qui stare a comparare guerre è roba assurda comunque... - tra le più devastanti nella storia dell'umanità ma, incredibilmente, a proposito di questo si riesce anche a parlare di automobilismo. Pazzesco vero?
Era lui alla guida della  Gräf & Stift Double Phaeton a Sarajevo, il 28  giugno 1914, quando venne assassinato l'Arciduca Ferdinando d'Austria, avvenimento cruciale nella storia mondiale per via delle tragiche conseguenza che sconvolsero l'Europa di inizio novecento. E sopravvisse.
Otto Merz nacque a Bad Cannstatt, un sobborgo di Stoccarda, nel 1889. A 16 anni venne assunto dalla Daimler come meccanico, diventato adulto il suo fisico possente lo rese adatto a guidare le vetture dell'epoca vetture che richiedevano una notevole forza fisica, e fu anche questa sua caratteristica che lo portò a essere utilizzato come autista dell'Arciduca Ferdinando quel 28 giugno 1914.
Anni dopo, esauriti i devastanti strascichi di quell'assassinio, e le indagini sulla possibili complicità di Otto con  i nazionalisti Serbi autori dell'attentato, Merz si divise tra l'attività di meccanico e di pilota Mercedes. In mezzo alle stelle tedesche del primo dopoguerra Otto si difende, e si difende anche bene.
Il suo momento di gloria l'ebbe nel 1927 quando, nel neonato circuito del Nurburgring, Otto vince il GP di Germania battendo piloti del calibro di Caracciola, e scusate se è poco. L'anno dopo ci riprova, sempre al GP di Germania, finendo comunque secondo.
Nel 1929 un episodio, in Irlanda durante il TT, descrive meglio di mille parole la sua personalità decisamente esuberante. La Mercedes schiera due SS turbocompresse da 7.1 litri, un mostro da domare con bastoni e frusta, altro che volante e cambio. La pioggia inizia a cadere pesantemente a due giri dalla fine e Merz, in lotta con Caracciola per la vittoria, esce di strada danneggiando i parafanghi della sua Mercedes. Otto non è certo da fermarsi per un inconveniente del genere, scende dalla macchina e a mani nude sradica quel che rimane della parte anteriore, e riprende la corsa solo però per ritrovarsi squalificato a fine gara.
Continuò come pilota di riserva per lo squadrone Mercedes, uno su cui si poteva sempre contare in caso di bisogno, e dopo il 1931 come test driver sempre per la casa tedesca.
Dopo un anno di pausa nel 1933 la Mercedes ritorna alle gare, Caracciola si infortuna durante il GP di Monaco, e così l''inossidabile Otto Merz viene richiamato dalla squadra ufficiale per guidare una speciale SSKL con carrozzeria aerodinamica sullo spaventoso circuito dell'Avus: due tratti autostradali raccordati da un lato da un tornante e dall'altro da una sopraelevata senza nessuna barriera di sicurezza.
Il 18 maggio 1933 piove, Otto è da parecchio che non si cimenta in una sessione di prove ufficiale, dopo pochi giri la sua SSKL inizia a sbandare nel lungo rettilineo, scivola sull'asfalto fradicio, colpisce un delimitatore chilometrico ai lati del nastro d'asfalto. La Mercedes si ribalta un numero imprecisato di volte. Per Otto Merz è la fine.
La grande guerra lo sfiorò senza ucciderlo, ci pensò l'aerodinamica sbagliata di una Mercedes.

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