GP USA 2015: la tempesta perfetta

Dovendomi sposare nel periodo a cavallo tra fine settembre e inizio ottobre, ho ancora ben presente il sorriso di compassione della tipa dell'agenzia di viaggi di fronte alla proposta mia e della mia futura moglie di una capatina in quel delle spiagge messicane in occasione del nostro viaggio di nozze.
- Ma signorina - io ero semplice accessorio - quello è periodo di uragani da quelle parti.
Ora, sicuramente la ragazza - ormai donna mi sa - avrebbe potuto benissimo dire la sua nel momento della stesura del calendario di Formula 1 2015, magari cavandone fuori qualcosa di più logico da quello, ma evidentemente continua a fornire la sua preziosa consulenza meteorologica nel campo dei viaggi e non per la FIA.
Comunque alla fine si è corso nel pozzodromo di Austin - e che razza di fantastica corsa è stata - e la tempesta perfetta targata Hamilton-Mercedes ha avuto la meglio su tutto e tutti, pazzie atmosferiche comprese.
E' arrivato quindi adesso il momento, dopo settimane di "normali" vittorie, di incoronare e celebrare degnamente il re Luis, il professore dell'arte del sorpasso diventato una macchina umana infallibile, immune a errori e pressioni. Certo guida una W06, la Formula 1 più dominante della storia, ma ci sono piloti che hanno la stessa opportunità e non la sfruttano con altrettanta perfezione.
Grande quindi Lewis Hamilton, in fondo uno a cui un titolo mondiale stava decisamente stretto, e che adesso con tre allori iridati in saccocia inizia a ricavare quello meritato dal suo talento al volante di una macchina da corsa.
Tra chi ha da mugugnare dopo Austin ovviamente va citato il buon Nico Rosberg, ancora una volta buono ma non abbastanza, e ci metto anche Raikkonen, diventato una specie di "Harlem Globe Trotter" della Formula 1, a metà tra il funambolo da circo e il vecchio che accompagna il nipote a scuola, con sul groppone errori che sono il segnale indelebile di una carriera ormai agli sgoccioli. Caro Kimi, sai che sei stato e sarai sempre nel mio cuore, ma l'uscita di ieri - avvenuta nell'unico punto del mondiale di Formula 1in cui esiste ancora ghiaia, incredibile! - va a sommarsi a tutta una serie di vaccate compiute nel corso di quest'anno. Una fatica immane per portarsi da 18° a 5° e poi... mah.
Discorso opposto per Verstappen, duro senza mai esagerare. Quanto ha corso bene il ragazzino, sempre mai troppo simpatico, ma decisamente uno che sta dimostrando quanto vale e che farà vedere grandi cose.
Per il resto chi ha dato ancora il massimo è stato il solito inossidabile Sebastian Vettel, una sicurezza per le casse di Maranello, e per fortuna che c'è lui, quasi capace di prolungare per una gara il discorso mondiale, mentre per le Red Bull, due fulmini con pista bagnata, la gara è finita con l'ennesima botta di Kvyat - ma qualcuno vuole spiegare al ragazzo il significato e le conseguenze di mettere mezza macchina sull'erba e schiacciare a fondo il pedale dell'acceleratore?! - e l'illusione di Daniel Ricciardo in testa alla gara, illusione finita dopo qualche giro.
Ingiudicabile la gara delle due Williams, troppo brutta, forse avevano fretta di andarsene via da Austin il più presto possibile, boh, e da segnalare la McLaren a punti con Button, e quasi con Alonso, anche se a dir del vero le monoposto di Woking si affacciano in quelle zone quando le macchina in pista iniziano a diventate pochine.
Onore a Lewis Hanilton quindi, perché tre mondiali non si vincono per caso, nemmeno se guidi una Mercedes W06.

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