F1 2016: l'assoluta indispensabilità dell'inutile

Anni fa un noto mensile automobilistico italiano fece un test. Tappò tutti i possibili orifizi di rifornimento - oli, combustibili, raffreddamento - di una macchina di cui non ricordo nemmeno marca e modello e iniziò a far macinare ai propri tester chilometri al volante di questa. Arrivarono a farle percorrere più di un milione, migliaio più, migliaio meno.
Se qualcuno pensa che la rottura alla trasmissione della Mercedes W07 di Lewis Hamilton possa in qualche modo rappresentare un segnale di fine dominio verde-argento, rilegga il resoconto del suddetto test.  Ovvio, non credo che i tecnici anglo-tedeschi abbiano ripercorso le stesse modalità operative dei geniali giornalisti italiani, ma il risultato di venerdì pomeriggio in quel d Barcellona somiglia tanto a quei test da stress che strappano sorrisi ai dirigenti delle grandi case automobilistiche.
Diradata la nebbia da guerra dei brevi test 2016 la sensazione è che tanto è cambiato per lasciare tutto come prima. Toro Rosso con motori Ferrari, Manor quasi su livello normali, McLaren Honda idem, me lassù, se si leggono i pareri e le opinioni sui media di mezzo mondo, trovi una gerarchia di forza straordinariamente simile a quello della passata stagione. Certo sono solo test, e potrebbe essere che veramente quelli della Mercedes abbiano fatto una monoposto che percorre 5000 km in pochi giorni, roba da comprarsela per la famiglia, ma becca un secondo e più dalla SF16H. Sperar non costa nulla.
Per uno che ha sempre trovato le qualifiche pre 2016 e post primi anni 2000 - quelle del giro singolo, o quelle dei due turni in cui chi arrivava ultimo nel primo partiva primo nel secondo, blahhhhh... - come le più interessanti e combattute a memoria di tifoso, belle da seguire sia in TV che dal vivo, arriva l'ennesima conferma di come la sua mente e quella di chi dirige il baraccone viaggino su binari profondamente diversi. Non proverò nemmeno a criticare, tempo perso, in fondo le mia speranze in chi governa questo micro mondo sono morte il giorno in cui hanno asfaltato l'esterno della Parabolica.
Quindi dall'Australia si parte con una sedia in meno per tutti, tanto dopo il DRS peggio non si va, e indovinate chi sulla carta pare essere il pilota che più potrebbe patire di questa ennesima idiozia? Kimi, chi altri?
Già Raikkonen, e con lui infine arriviamo al titolo che, per chi avrà avuto la pazienza e la tenacia di arrivare sino a queste parole, sembra buttato lì tanto per mettere un cappello a un'accozzaglia di frasi.
No invece, nell'assoluto ritmo swing di questo post c'è un senso, quello dell'indispensabilità dell'inutile, perché, nascosto, ma ben presente, esiste una ineluttabile realtà, taciuta ma conosciuta a tutti. ed è quella di chi è giudicato dal mondo intero come l'anello debole della catena Ferrari, il qui sempre osannato Kimi Raikkonnen. Il finlandese nella sua apparente inutilità - alzi la mano chi non ha mai pensato che chiunque al suo posto non farebbe meglio - rappresenta l'elemento indispensabile in rosso di questo stagione 2016 non appena iniziata. Il capro espiatorio, colui che permetterà alla baracca condotta dalla coppia Marchionnne-Arrivabene di uscire quasi indenni e quasi con la dignità intatta da una situazione che forse, dico forse, potrebbe non indirizzarsi nei sentieri di gloria e trionfo preconizzati dal sommo dirigente italiano qualche giorno fa.
Sto parlando di un terzo titolo mondiale targato Mercedes, un'eventualità nemmeno troppo remota a ben pensarci, ma non preoccupatevi, a Maranello ne usciranno puliti e lindi e pieni di roboanti dichiarazioni per l'anno successivo, ci penserà Kimi a pagare per tutti, tranquilli, con classe immensa e dignità sovrumana si caricherà sulle spalle ogni critica e giudizio. Perché tra tutti gli uomini in rosso proprio Raikkonen è l'unico elemento indispensabile per affrontare la campagna entrante.
E come sempre, forza Kimi.

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