martedì 31 maggio 2016

GP Monaco 2016: lo stato dell'arte

Non server guardare le classifiche, e nemmeno la lista dei tempi, qualifica o gara che sia, basta solo vedere come Daniel Ricciardo affrontava il tratto delle piscine il giovedì: quel ragazzo rappresenta lo stato dell'arte del pilota da Formula 1. Indemoniato ed elegante, scatenato ma con la sensazione che tutto - o forse sarebbe meglio dire quasi tutto - sia sotto controllo. Fantastico, da pelle d'oca, erano anni che non provavo certe sensazioni, da quando nel 2001 vidi per la prima volta un finlandese dal cognome strambo affrontare l'Ascari lievitando su un tappeto d'aria.
Ecco, il GP di Monaco è tutto qui. Non me ne voglia Lewis Hamilton, ritornato eroico, grande, incommensurabile nel gestire la gara, certo aiutato da gomme Pirelli che a dispetto del colore dipinto sembravano un po' tutte uguali e dalla imbarazzante gaffe dei box Red Bull.
A proposito di questo vien da pensare, guardando agli anni di Seb in Red Bull, e alla quasi perfezione dimostrata dalla squadra blu in certi frangenti, come forse una parte di responsabilità nel risolvere certe situazioni di potenziale caos ce l'abbia anche il pilota, ma sono solo congetture.
Del fine settimana monegasco rimarrà l'iradiddio racchiusa in Daniel Ricciardo; e non la vittoria di Hamilton; e nemmeno il terzo posto di Perez; e neanche la gara irritante di Rosberg; o la confermata idiosincrasia di Kimi per Montecarlo e il bagnato - augmentata dalle gomme Pirelli da pioggia con cui il finlandese sembra proprio non legare; e nemmeno la triple crown di botti del fenomeno Verstappen; nulla. Tutto da dimenticare, perché ho ancora negli occhi Daniel Ricciardo e la sua RB12 tagliare la materia del principato di Monaco come un personaggio invincibile da cartoni animati.
Ma Montecarlo capita una volta l'anno; le altre 20 corse sono roba profondamente diversa.
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