GP Russia 2016: delitto e castigo

Il delitto è ovviamente quello che Nico Rosberg, con il sorriso sulle labbra e la facilità di chi cammina sulle acque, sta perpetrando ai danni dei suoi avversari senza che nessuno sappia opporre resistenza; il castigo è quello di cui gli altri pretendenti al titolo mondiale sembrano essere vittime impotenti.
Fa specie pensare alla serie di problemi incontrati da Lewis Hamilton al volante della stessa identica vettura che nella mani del biondo Nico galleggia nell'aria dando l'impressione di non dover sforzarsi più di tanto nel farlo. Chi crede nella sfortuna la invochi pure, ma probabilmente esiste altro: l'approccio di Lewis al fine settimana di gara quest'anno sembra cambiato, più nervoso, a strattoni, tipo il bullo del quartiere che sgasa per far capire che la macchina più potente ce l'ha lui ed è sempre il più forte. Ma al sorriso di Nico certe sbruffonate non hanno più l'effetto di una volta. Sette vittorie consecutive non arrivano per caso.
E la Ferrari? Quella che doveva vincere a partire da Melbourne? La Ferrari perde; perde l'affidabilità; perde la serenità; perde punti e occasioni, non sempre per colpa propria, ma per certa gente in maglione blu non esistono colpe o meriti, ci sono solo i risultati. Nemmeno se il kartista di turno toppa clamorosamente la prima frenata, bloccando sul nascere la voglia di rivincita di Sebastian Vettel.
Appurato che, a differenza di Shanghai, questa volta Seb avrebbe avuto tutti i motivi per urlare con Kvyat, salta all'occhio come qualcosa a Maranello non stia andando come dovrebbe. Un podio a Sochi, dove persino i contadini della zona nel veder sfrecciare le W07 rispetto alle altre monoposto scuotevano la testa e riprendevano a zappare, sarebbe un risultato più che soddisfacente, e invece Arrivabene nel dopo gara sembrava uno a chi hanno appena rubato l'auto nuova fuori dal ristorante. Certo non fa piacere vedere il proprio pilota silurato dopo poche centinaia di metri ma l'impressione è che la SF16H in pista che DEVE arrivare in fondo e davanti è una sola, la 5, l'altra sembra ingombrante. E quindi tutti a sottolineare le pecche - evidenti peraltro - della gara di Kimi e nessuno, dico nessuno, a far notare come il "lento" abbia tra una nefandezza e una dormita inanellato una serie di giri a fine primo stint tutt'altro che disprezzabili, giri che gli hanno permesso di guadagnare quello che dal guru del giornalismo mondiale è stato definito come il minimo indispensabile.
Degli altri riecco in coda ai primi la Williams; a punti il rigenerato Alonso, e la rigenerata McLaren Honda, mai come in questa occasione in parvenza di normalità; un gran sorpasso di Magnussen - uno che però deve perdere il vizio di cambiare traiettoria come in Mario kart; la gara da veterano consumato di Verstappen Jr, tutto velocità e sempre meno errori; e lo sprofondo Red Bull, inaspettato, inconcepibile, ma non solo per colpa di Kvyat.

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