domenica 24 luglio 2016

GP Ungheria 2016: le regole d'ingaggio

Ha vinto Lewis Hamilton, si è ripreso la testa del mondiale dopo un inseguimento durato 11 corse; bravo, solido, ancora una volta senza sbavature, così come perfetta è apparsa per l'ennesima occasione la sua W07, ma tutto questo che razza di notizia è? Uhmmm... così il GP d'Ungheria 2016 andrà ricordato probabilmente per altro, e non certo per il secondo posto finale di Nico Rosberg.
Prima regola: occorre essere in due per farlo. Di cosa si sta parlando? Tranquilli, di un duello, lo dicono le regole cavalleresche, e all'Hungaroring questo pomeriggio una coppia di piloti ha finto di affrontarsi; un'altra invece lo ha fatto senza risparmiarsi ma con regole di ingaggio profondamente diverse, figlie comprensibili di una differenza d'età notevole e da una formazione da corsa altrettanto disuguale. E tutto questo è un perfetto segno dei tempi...
Hamilton e Rosberg che fingono di duellare giocando a non farsi male e a fingere di forzare per tutti e 70 i giri del GP d'Ungheria - in pratica riducendo la lunghezza della corsa ai primi 500 metri o poco più -; Verstappen Jr e Raikkonen che duellano per più di metà gara - invertendosi anche i ruoli - il primo applicando un modo di duellare fatto di frenate leggermente anticipate e traiettorie leggermente zigzaganti, il secondo con un decalogo che ormai appartiene solo a lui, al Fernando perduto e allo showman da radio Jenson Button. Tre ex campioni del modo, tre ultimi esponenti di una razza di piloti destinata a scomparire. Ahimè.
Il giovane Max diventerà pluricampione del mondo, probabilmente polverizzerà ogni record, ma come a Silverstone, dove più del sorpasso a Rosberg era stato lo zizzag in pieno rettilineo a impressionare i miei sensi, il suo modo di difendersi da un attacco lascia perplessi. E quello che lascia ancor di più stupiti è come tutto questo sia tollerato, o meglio accettato in alcuni casi e poi inspiegabilmente punito in altre occasioni senza nessun traccia di coerenza o regola precisa o perlomeno consuetudine accertata. Così come fare la pole con bandiere gialle e tante altre amenità che ormai si vedono nelle moderne domeniche da GP. Ma quello che è stato insegnato a mio figlio al corso per la prima licenza kart che validità ha? E lo dico con la preoccupazione di un padre che manda il proprio figlio in pista con tanti piccoli Verstappen pronti a chiuderti la porta senza problemi.
Da Budapest comunque arrivano segnali quasi  più incoraggianti da una Ferrari a ridosso del podio e con un pieno di eventi negativi, che da una Red Bull a podio - con Ricciardo - su una pista amica e con all'attivo tutta una serie di circostanze a favore. La rimonta di Kimi dal 15° posto alla fine del primo giro al 6 finale è merito di una macchina e di un pilota che se liberi da troppi problemi sanno ancora farsi valere, girare su tempi stratosferici, lottare alla pari con il bulletto del quartiere, e anche Seb non è stato certo da meno, in modo meno vistoso, ma con una gara tutta attacco e giri veloci. E' vero si continua a se e ma, ma conviene accontentarsi, la realtà del dominio Mercedes è talmente spaventoso che vien da pensare non finirà mai, che mai ci sarà pilota con vettura diversa da una W0x a diventare campione del mondo, che un giorno vedremo sopra le nostra teste un'enorme palla argento marchiata Mercedes pronta a  inghiottire la terra e i suoi abitanti...
Bah, lasciamo perdere, queste sono solo malinconie inutili, giriamo pagina, la Formula 1 e il suo carrozzone strambo marciano imperturbabili... ci si rivede tra una settimana in Germania.
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