mercoledì 30 novembre 2016

Cosa resterà del 2016: parte 1

Cosa rimarrà di questo 2016? Alcuni sommersi e semi nascosti, altri invece esaltati, da un dominio Mercedes che pare non voler trovare una fine in questa era della power unit, vale la pena di segnarsi qualche fotogramma o spezzone di film da  questa stagione appena conclusa, immagini che forse più di altri sopravviveranno all'effimera e crudele voracità del presente.

1) Il mondiale di Nico Rosberg: inizio facile e inizio, come spesso mi capita, parafrasando il sommo oratore da corsa Kimi Raikkonen: "chi fa più punti si merita il titolo di campione del mondo". Verità assoluta, la classifica è giurisprudenza e Nico Rosberg è il degno campione del mondo. Certo guidava una W07 e questo gli ha facilitato notevolmente il compito, ma aveva come  compagno di squadra la star del momento, colui che da più parti è considerato il migliore, che aveva vinto gli ultimi due mondiali e che mai si sarebbe sognato di perdere questo. E invece il buon Nico ce l'ha fatta,  a prezzo di uno sforzo emotivo immane, lo si capisce dalla sue espressione profondamente cambiata rispetto a un  paio di anni fa. Ma ce l'ha fatta, ha fatto più punti di tutti, e nessuno potrà mai levargli il titolo di campione del mondo 2016.
2) La sconfitta di Lewis Hamilton: diretta conseguenza del primo punto. Sembra incredibile ma a parità di macchina Hamilton ha fatto peggio del compagno di squadra. In verità anche Jenson Button era riuscito nell'impresa qualche anno fa ma allora non c'era in ballo nessun titolo. Questa volta la cosa è stata seria, e tra rotture meccaniche e gare forse prese sotto gamba pensando che tanto il secondo sarebbe arrivato sempre secondo, il professor Lewis si è dovuto lui accomodare sul sellino posteriore, nonostante le abbia tentate tutte. Compreso nell'ultima gara una strategia "stupendamente bastarda", da film, che rimarrà nella storia delle corse per la pazzesca tensione emotiva che ha condensato in poco meno di due ore di vita. "Oh, ma vi ricordate Hamilton ad Abu Dhabi quando ha rallentato..."
3) Zero vittorie per le rosse: non c'è proprio nulla da gioire. La SF16-H non ha raggiunto nemmeno il minimo degli obiettivi, non ha mantenuto le promesse della vigilia, ma in verità quelle promesse non le ha nemmeno fatto tanto vedere. Passata da progetto innovativo, a macchina a cui aggradavano le alte temperature, sino a trasformarsi in una monoposto a una a cui non dispiacevano i climi freddi e cupi, la creatura di Maranello è in fondo lo specchio di un anno ansioso, confuso, con cambi di guida tecnica, un presidente visionario, una gestione in pista poco lucida, e in cui l'unico parso in grado di cavarsela è apparso il solito vecchio braccio di ferro Kimi. Non certo sufficiente a giustificare una stagione. Vettel poi forse non è stato il solito Vettel, ma da qui a dire che sia diventato una pippa solo per aver perso il confronto in qualifica con il compagno di squadra ne passa parecchio. Che poi - e lo dico come presidente e fondatore della "Kimi Raikkonen Preservation Society" - come per Rosberg la classifica è giurisprudenza, e Seb è finito davanti a Kimi. Quindi....
4) L'ultima stagione di Button e Massa: è solo l'inizio del gran cambio generazionale. Il 2016 ha visto la fine delle carriere di due piloti nel cuore di tanti appassionato per motivi diversi ma entrambi dei veri gentiluomini in pista. Vedere Jenson e Felipe impegnati in qualche duello era garanzia di lealtà e spazio sempre concesso all'avversario di turno. In particolare Button mi mancherà per il suo stare "facile" in pista e nel paddock, poche polemiche, tanti bei risultati, ma il tempo passa per tutti.

Ci si vede con la seconda parte e il nuovo dio bambino dell'automobilismo mondiale.
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