lunedì 14 novembre 2016

GP Brasile 2016: bioritmi

Poteva risolversi in un flop celestiale, e invece il GP del Brasile 2016 probabilmente galleggerà per anni nella memoria di tanti appassionati come un evento al limite del surreale: duro, crudele, impossibile, come solo certi GP corsi sotto la pioggia battente sanno essere.
Si d'accordo, si può questionare su gomme di marmo, parchi chiusi illogici, Safety Car esagerate e troppo invadenti,  ma dopo una trentina di giri come quelli visti in Brasile si fa di nuovo la pace con tutto.
In una stagione segnata da cicli e conto cicli tra i due piloti Mercedes, dopo le qualifiche del sabato era quasi scontata la terza vittoria consecutiva di Lewis Hamilton. Ci ha pensato la pioggia, caduta come non mai sul circuito di Interlagos, a trasformare probabilità in certezze.
Se Max Verstappen ha dato sfoggio del suo lato migliore dando spettacolo in lungo e in largo per tre ore e poco più, il maestro Lewis, in modo forse meno scenografico, non è stato secondo a nessuno, dimostrando ancora una volta che in determinate condizioni il migliore sia ancora lui. Esemplificativi la serie di giri veloci con cui l'inglese ha demolito il tentativo di avvicinamento dell'olandese nelle prima fasi di gara. Un po' come il ringhiare del lupo verso l'avversario.
Comunque lodi e applausi a scena aperta per l'antipatico Max Verstappen - diventato improvvisamente quasi simpatico dopo l'odiosa telefonata di Wolf - in una categoria a parte per un pomeriggio, a livelli superlativi -13 posizioni guadagnate in 16 giri!!, sorpassi in ogni angolo di pista praticabile, controlli al limite della fisica, da strabuzzare gli occhi -  ma in parecchi hanno dato spettacolo in nella pozza di Interlagos.  Persino Nico Rosberg - fortunato e bravo nel minimizzare ancora una volta i danni - si è guadagnato la pagnotta con un salvataggio in pieno rettilineo a far da coppia a quello compiuto pochi giri prima dal fenomeno olandese, senza contare Sainz Jr e Nasr, a punti entrambi, e in grado di sopravvivere e anche vivere in condizioni al limite dell'impossibile.
Le cronache maranelliane parlano invece di un sabato da leoni e una domenica da pecorelle smarrite. Palese l'imbarazzo della SF16-H sul bagnato, mitigato dall'abilità di Vettel nel gestire le situazioni di aderenza al limite, e invece impietosamente amplificato dall'arcinota idiosincrasia di Kimi verso le Pirelli rain in tutte le loro declinazioni. Kimi se l'è vista brutta, in parecchi direi, e per fortuna le uniche lacrime versate nella domenica brasiliana sono state quelle per lo strappalacrime addio di Massa ai suoi tifosi, talmente azzeccato nei tempi e nelle modalità da far addirittura sospettare a una scena premeditata.
Comunque sia adesso arriverà Abu Dhabi, con gran finale e gran soddisfazione di Bernie Ecclestone: 12 punti separano i due contendenti, di pioggia probabilmente non ce ne sarà traccia da quelle parti, per Rosberg un terzo posto potrebbe bastare, ma lo stesso discorso si faceva qualche anno fa per Alonso, e poi si sa come è finita.
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