La materia dei trofei

In fondo l'impegno e la sfida per un pilota dovrebbero finire giusto passata la bandiera a scacchi; segnale oltre il quale la tensione e la concentrazione possono scemare lasciando spazio a esaltazione o delusione ovviamente in base al risultato finale. L'equivalente umano della teoria di Colin Chapman secondo cui la macchina perfetta era quella che si rompeva appena passato il traguardo.
I trofei consegnati a fine gara sul podio poi, dovrebbero essere qualcosa di solido, indistruttibile, o quasi, comunque di un qualche materiale e consistenza che in qualche modo riporti all'immortalità dell'impresa appena compiuta. A meno che non siano fatti di cristallo...
Imola 2000, l'occasione è quella dell'annuale GP di San Marino di Formula 1 con relativa gara di Formula 3000 - l'odierna GP2 - a contorno. Stanchi e sudati i tre primi classificati - Nicolas Minassian, Bruno Junqueira e Mark Webber - si posizionano sulle canoniche posizioni a podio, primo, secondo, terzo, strette di mano, saluti al pubblico e ai membri della squadra assiepati sotto di loro.
E' il momento della consegna dei trofei. Trofei che non sono del classico metallo più o meno prezioso ma costruiti con un vetro o cristallo che già a prima vista denota una certa fragilità. Appunto... sarà la stanchezza o l'emozione fatto sta che al secondo classificato, Bruno Junqueira, sfugge il trofeo proprio nel momento di alzarlo sopra la testa e ricevere il boato del pubblico. Imbarazzo, qualche risatina, e trofeo che finisce ai piedi del podio scomposto in uno o più pezzi.
Colpa del pilota? Forse, ma anche scelta decisamente sbagliata dei materiali visto che anche il piatto di cristallo del vincitore sfugge dalle mani di Minassian frantumandosi a terra proprio nel momento di lasciare il podio.

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