domenica 22 gennaio 2017

Sinfonia in rosso. Parte 22: porte sbattute.

Ci si avvicina al GP d'Italia in una surreale atmosfera intrisa di isteria collettiva: chi si dispiace dell’addio di Lauda e si chiede perché lo ha fatto; chi accusa l’austriaco di tradimento ma lo stesso non se ne dà una ragione. Da qualunque parti lo si giudichi il divorzio tra Lauda e la Ferrari dà l'impressione di uno di quegli addii tra fidanzati in crisi d'identità di cui poi entrambi finiranno per pentirsene.
Nonostante tutto questo l'autodromo di Monza non tradisce ancora una volta. Anche se Niki Lauda se ne andrà, c'è in ballo un campionato del mondo e Monza risponde come suo solito. Nemmeno questa edizione fa mancare la consueta invasione più o meno pacifica; i palchetti da cantiere eretti in qualche ora e che per qualche astrusa e benevola legge fisica di solito non si schiantano al suolo dopo qualche minuto; il rituale dello smembramento dei cartelloni pubblicitari per far posto alle persone appollaiate.
E' una domenica strana però, lo si capisce quando uno di questi cartelloni cede di colpo sotto il peso di chi ci si è arrampicato e ad avere la peggio è un povero ragazzino di quattordici anni: altri 23 persone rimangono ferite ma loro almeno avranno di che riflettere su certi comportamenti. E' una domenica strana perché, sarà che il Lauda post Nurburgring non ha mai fatto dell'audacia in pista il suo vessillo, ma in quell'11 Settembre 1977 la sua Ferrari sembra quasi “percorrere” la pista di Monza, il che è un concetto simile ma spaventosamente diverso dal “correre” nella pista di Monza.
Vince Mario Andretti su Lotus, e secondo indovinate chi c’è? Ovviamente Niki Lauda, grazie alla sua consueta gara di attesa e alla forse lenta ma inesorabile pressione sugli avversari, come a dire "andate, andate che tanto i conti si fanno sotto la bandiera a scacchi".
E i conti a fine gara tornano eccome: Scheckter si ritira ancora una volta e per lui solo la vittoria nelle rimanenti tre gare del campionato con altrettanti zero punti per Lauda potrebbe togliere dalle mani dell'austriaco il secondo titolo mondiale piloti. Ma chi crede ormai in una simile eventualità?
Il 15 Settembre Lauda indice una conferenza stampa all'Holiday Inn di Roma. Insieme all'annuncio del suo passaggio alla Brabham per il 1978 dice:
- Ferrari ha fatto tanto per il nostro sport, può dirmi quello che vuole e io non mi offendo. Può darmi anche dello stupido, ma per me è lo stesso. Continuerò a stimarlo. Forghieri, del quale è stato detto che io volevo cacciarlo, è un genio che ha fatto molto per la squadra di Maranello. Certo ha un carattere difficile e andar d’accordo con lui non è la cosa più semplice. Il vero problema non era questo. Era la conduzione manageriale della squadra. Con Montezemolo le cose andavano nel migliore dei modi; poi è arrivato Audetto, una persona del mestiere, preparato, e si andava bene. Quest’anno, con Nosetto, c’è stata molta confusione. Un esempio. Quanto è successo a Monza in occasione del recente Gran Premio d’Italia può rendere l’idea di che tipo fosse: prima della corsa, che per me era la più importante della stagione, ho chiesto a Nosetto se Reutemann era dalla mia parte o se dovevo considerarlo un avversario. Nosetto mi ha confermato che Reutemann mi avrebbe aiutato. In gara, però, sono riuscito a passarlo solo quando ha avuto problemi alla macchina. Dopo il Gran Premio, in un’intervista alla radio austriaca, Nosetto ha affermato che alla Ferrari non ci sono preme guide, ma che i piloti possono fare la loro corsa. Se me lo diceva prima, io mi sarei adattato a considerare Reutemann come qualsiasi altro avversario.
Tutto il Niki Lauda pensiero è condensato in questa frase.
A Watkins Glen, GP degli USA Est, basta un punto a Lauda per laurearsi campione del mondo. A Maranello si pensa ormai al futuro. Lauda è quasi un ricordo. La Ferrari comunica di aver ingaggiato Gilles Villeneuve e di volerlo schierare per i successivi GP di Canada e Giappone. Niki non è d'accordo: non lo era l’anno prima quando gli affiancarono Reutemann, non lo è adesso con Villeneuve. Nessuna antipatia personale, semplicemente:
- Correre con tre macchine è molto complicato. Anche per una squadra come la Ferrari.
Non saranno però mai tre. A Watkins Glen l'atmosfera è testa sin dalle prove. Ermanno Cuoghi il capo meccanico di fiducia di Lauda, in odore di seguire il proprio pilota alla Brabham, viene messo fuori squadra. Il sabato piove, e dopo aver piazzato la sua Ferrari in terza fila Lauda sussurra che in caso di pioggia non prenderà parte alla gara. Sembra un provocazione, e infatti con l'asfalto reso viscida dalla pioggia caduta poco prima del via Lauda parte, e arriva quarto. Gli basta questo per la matematica conquista del titolo mondiale.
L'epopea di Niki Lauda e della Ferrari si conclude in un pomeriggio umido e nebbioso, lontano migliaia di chilometri da Enzo Ferrari a Maranello. Non ci sarà nessun GP del Canada per Niki Lauda e la Ferrari, perché l'austriaco informa la Ferrari di non aver intenzione di partecipare alla corsa.
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