Sinfonia in rosso. Parte 23: l'aviatore

Senza più Lauda al volante della 312 T2 le attenzioni dei media di mezzo mondo si spostano tutte sul debutto al volante di una Ferrari di Gilles Villeneuve.
Di lui Enzo Ferrari disse:
- Quando si presentò davanti a me la sua figura tutto nervi, riconobbi in lui il fisico di Nuvolari, e mi dissi, dagli una possibilità.
Proprio come per il mantovano Enzo Ferrari riconobbe in Villeneuve la capacità di lottare per la vittoria anche con mezzi palesemente inferiori, nonché una caratteristica di un pilota ben distinta che lui mai aveva posseduto:
- Il mio più grande limite come pilota era che guidavo sempre preoccupato per le condizioni della macchina. Lui no, e per andare forte le macchine bisogna maltrattarle.
Cosa peraltro presa alla lettera da Villeneuve il quale fece dire al Commendatore qualche tempo dopo:
- Villeneuve ci diede un grosso contributo con il suo spirito competitivo, la sua capacità di portare al limite sino alla distruzione qualsiasi mezzo o organo meccanico, sottoponendo le nostre macchine ai test più severi che i nostri tecnici avessero mai visto. Trasmissioni, cambi, sospensioni, tutto era sollecitato sino a disintegrarsi, ma questo ci ha aiutati a capire quanto dovessero essere resistenti certe componenti per poter resistere in gara.
Per il canadese un debutto in casa propria al volante di una vettura, la Ferrari 312 T2, ormai plasmata a misura di Niki Lauda. Gilles non si trova per nulla bene, non riesce a condurla come vorrebbe, soprattutto la trova difficile da portare al limite. I testacoda in prova si sprecano.
- La macchina era preparata per Lauda, troppo morbida e sottosterzante, io amo il sovrasterzo, non riuscivo proprio a guidarla.
In qualifica non va oltre il diciassettesimo tempo. In gara, davanti alla sua gente accorsa in gran massa per assistere al debutto del proprio idolo, riesce a mantenersi lontano dai guai ma nel rientrare in pista dopo un testacoda rompe l'albero di trasmissione. Era in zona punti, e considerate le condizioni, in Ferrari si dicono soddisfatti del debutto.
La successiva prova, nonché ultima gara di quella stagione, è il GP del Giappone, da corrersi su quel circuito del Fuji che tanto aveva fatto soffrire gli uomini in rosso giusto dodici mesi prima.
E le cose - campionato del mondo appena conquistato da Lauda giusto qualche settimana prima a parte - non sembrano granché migliorate per le Ferrari.
In qualifica Villeneuve non riesce a far meglio del ventesimo tempo, ma è la mancanza di controllo sulla 312T2 che preoccupa Gilles:
- La macchina sembra avere una capacità decisionale tutta sua, l'unica cosa che posso fare è aspettare di avere le ruote dritte e schiacciare a più non posso l'acceleratore, se provo ad accelerare con una delle ruote storte la macchina se ne va per i fatti suoi. L'unica cosa che funziona sono i freni.
Già, i freni: e forse fidandosi troppo di loro la domenica Villeneuve finisce, dopo pochi giri, addosso alla Tyrrell di Ronnie Peterson, proprio alla fine dell'interminabile rettilineo di partenza, decolla sulle ruote posteriori delle monoposto del pilota svedese, e conclude la sua corsa - dopo aver disperso buona parte dei componenti della T2 per metà Giappone - investendo un gruppo di persone posizionate in un luogo a loro proibito.
Il bilancio è di parecchi feriti e due morti. Villeneuve ritorna ai box confuso, il giorno dopo la polizia giapponese ascolta lui e Peterson cercando di ricostruire gli eventi: addirittura lo svedese è costretto a percorrere un giro di pista al volante della P34 per dimostrare l'idoneità della propria Tyrrell.
Alla fine i due piloti vennero scagionati, ma ci vuole tutta l'autorità e il carisma di Enzo Ferrari per difendere la posizione di Villeneuve nei confronti della stampa, che continua a chiedersi il perché dell'ingaggio di quel canadese dall'uscita di pista tremendamente facile.
Ferrari lo sapeva, e sapeva anche che solo lui poteva sapere.

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