GP Monaco 2017: l'ultima cena.

Mettiamo subito una cosa in chiaro: non c'è stato nessun under o over o side o qualsivoglia cut. Sebastian Vettel in quella manciata di giri a cavallo dell'unico pit stop di Montecarlo ha fatto capire a tutti chi era il più veloce in pista.
Ma c'è altro: c'è una Ferrari che negli anni pare incapace di gestire una qualsiasi situazione di tensione, anche solo potenziale, tra i suoi piloti. Qualcosa è successo tra la squadra, Seb, e Kimi perché, a dispetto delle soliti voci beote e ironiche, l'espressione sul podio quanto mai assente e contrariata di Raikkonen era ben diversa dalla solita espressione assente e contrariata di Raikkonen. Tanto diversa che evidentemente qualcosa non è andato come doveva andare. Probabilmente mai sapremo la verità, e forse la verità è solo una miscela fatta di incomprensioni, incapacità, e sfortuna.
Rimane una prestazione monstre di Vettel, e una seconda parte di gara da parte di Kimi Raikkonen talmente insipida da non indurre un minimo di sospetto. Il timing sbagliato nel cambio gomme di Kimi, il traffico in cui si è poi ritrovato, e infine una manciata di giri da urlo del cannibale Vettel, hanno scritto la storia del GP. L'uomo esaltato qualche ora prima per una pole da urlo ritornato il rimbambito semi dislessico. Questo pomeriggio probabilmente Kimi ha capito e deciso cosa farà l'anno prossimo, e lo ha fatto la seconda volta, maturando la stessa convinzione di fine 2009.
Rimane comunque una giornata storica per la Ferrari, una doppietta a Montecarlo buona per riempire le prime pagine dei giornali del lunedì, e chi se ne importa chi è il pilota che ha vinto o è arrivato secondo, dalle nostre parti funziona cosi, funziona abbastanza bene, è da più di mezzo secolo che il meccanismo stritola uomini e pensieri, e quindi perché cambiare?
Un fantastico Sebastian Vettel dopo Monaco si ritrova con un GP di vantaggio su Hamilton - bravo in gara a rimediare a un sabato da incubo - e la conferma definitiva che a Maranello venderebbero i cuori dei meccanici pur di farlo diventare campione del mondo. Nulla di nuovo sotto il sole emiliano.
La Mercedes esce comunque sconfitta, perché anche un gran bel Daniel Ricciardo gli finisce davanti, e allora quanto son lontani i tempi in cui a Stoccarda potevano permettersi strategie perfettamente uguali per i due piloti vista la superiorità del missile grigio. Adesso tutto è virato verso il rosso.
Detto di un Sainz - ma in verità andrebbe menzionato anche il suo compagno Kvyat - quanto mai a suo agio nelle strettoie monegasche; di un Grosjean che a furia di dritti e testa coda è riuscito a raccogliere il massimo dalla sua Hass; di un Perez formato vecchia maniera; di un ritorno di Jenson Button purtroppo per lui decisamente da dimenticare; mettiamoci il cuore in pace.
La storia e il dna della Ferrari è questo, ma lo stesso questa è una domenica sera triste, perché sarebbe stato bello vedere il vecchio Kimi vincere a Montecarlo, ringraziare senza urletti isterici in radio, sorridere sul podio, bofonchiare qualcosa di incomprensibile all'intervistatore, alzare la mano con quegli occhi spiritati, salutare, e far felice un sacco di gente. Tanta gente ve l'assicuro.
Chi scrive compreso.

1 commento:

Alessio Angelico ha detto...

"...l'espressione sul podio quanto mai assente e contrariata di Raikkonen era ben diversa dalla solita espressione assente e contrariata di Raikkonen."
Poi mi chiedono perché penso che questo sia il miglior blog di f1...

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