GP Canada 2017: io sono leggenda

Per una volta fingiamo che tutto sia finito il sabato, per una volta consideriamo le qualifiche più importanti della gara, perché quello sfoderato da Lewis Hamilton nel sabato canadese è visionario, psichedelico, qualcosa che sfugge alle leggi della normalità. Saranno state le 65 pole position raggiunte, la storia di Senna e del suo casco, ma la sensazione che il pilota per una volta abbia fatto la differenza è stata netta più che mai.
Ma perché fermarsi qui? E allora andiamo avanti una manciata di ore e fingiamo che tutto sia finito dopo la prima curva, considerando la prima frenata di Montreal come il palco in cui Max Verstappen ha messo in scena una partenza incredibile, visionaria, psichedelica, un qualcosa che però purtroppo ha condizionato e non di poco gli esiti della corsa.
Chi ci ha guadagnato su tutti dalla "visione" alla prima curva  è stato Lewis Hamilton, indisturbato dominatore della gara canadese, dal primo all'ultimo metro, ma non si può dire certo che non se lo sia meritato. Insieme a lui un Valterri Bottas lesto a mettersi alle spalle del compagno di squadra al via, ma a ben vedere la pessima partenza di Seb ha spalancato tante porte e chiuse altrettante, definendo di fatto le gerarchie per il resto della corsa. Chi ha perso su tutti è stato Sebastian Vettel, fregato da Verstappen al via, fregando di fatto anche il compagno di squadra, e fregato anche un po' dai box a causa di un danno all'ala anteriore sottostimato dal suo box.
In questo marasma di vincitori e vinti la Mercedes ha fatto doppietta, la Ferrari è sembrata una Mercedes qualunque, la Force India è sembrata una Mercedes qualunque, e in fondo anche la Red Bull è sembrata una Mercedes qualunque. Un bel casino.
La sensazione - da parte di uno che se ne stava seduto sul divano a distanza di un oceano e passa - è stato che il vento e le condizioni climatiche abbiano appiattito i valori in campo tra le diverse monoposto. E in questo livellamento  hanno svettato su tutti la roccia Daniel Ricciardo e l'esuberante Sebastian Ocon. Il primo ha portato a casa un podio insperato ma meritatissimo, il secondo ha fatto impazzire il compagno di squadra e adesso in Force India ci sarà da divertirsi vista la tensione crescente con Sergio Perez.
D'accordo Seb po l'ha raddrizzata, risalendo sino al quarto posto, ma come ha detto Hamilton, il GP del Canada è stata una brutta botta alle ambizioni mondiali della Ferrari. Un Raikkonnen, poco incisivo in vero, è stato prima stoppato al via e poi azzoppato sul più belo a causa di problemi a freni. Insomma non certo un fine settimana da ricordare per la squadra e i piloti della rossa.
Detto di una Lance Stroll a punti, ma a vederlo guidare sembra sempre e comunque un passeggero e non un pilota; di un Fernando Alonso eroe quanto mai in sintonia con la filosofia nord americana sulle corse automobilistiche; di Hulkenberg veloce sia in qualifica che in gara; ci lasciamo alle spalle il fine settimana di Montreal con la sensazione, anzi la convinzione, che per una volta non è stata una Mercedes o una Ferrari a fare la differenza e a vincere, ma un singolo essere umano: Lewis Hamilton.

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