GP Abu Dhabi 2017: venti in una

E' anche questa è andata, il sipario cala su un'altra stagione in - nel senso di monoposto - grigio, con l'ennesima gara a Yas Marina in cui solo se hai un secondo netto di vantaggio sul giro riesci a passare l'avversario.
Non bastano la marina illuminata, gli yacht, l'esaltazione forzata di chi deve comunque ingigantire quello che c'è: la Formula 1 ha enormi problemi, le piste parcheggio, il DRS, il dominio "doppato" Mercedes, stanno uccidendo stagione dopo stagione l'attenzione del pubblico verso un campionato da sempre negli interessi di mezzo pianeta. L'automobilismo in generale ha enormi problemi: i costi di ingresso lievitano; la filiera per arrivare ai campionati importanti si riduce a una singola corsia, la F3.5 chiuderà i battenti, la Euro F3 idem tra una stagione; correre in Kart richiede una dote economica non indifferente non appena abbandoni il puro livello amatoriale.
Siamo sicuri che l'espansione social; il pur lodevole e interessante coinvolgimento del mondo del virtuale; il nuovo logo da cui sembra poter rinascere il mondo intero; tutta una serie di correzioni di contorno; siano tutto questo il modo giusto per assicurare un futuro a questa Formula 1?
Forse esagero, si forse si, e allora non facciamo una tragedia per una gara che nulla aveva da dire e nulla ha detto, e torniamo a noi. Perché c'è stato un GP, come si diceva, il classico ultimo appuntamento negli Emirati, uno show bello luccicante lì sotto lo splendore di Yas Marina, una gara dominata dalla due Mercedes che hanno ancora una volta dato l'impressione di prendere in giro tutti gli altri e dare distacchi abissali non appena decidono di aprire i rubinetti dalle loro sorgenti di una potenza che pare non avere un limite.
Nella  noia di Yas Marina - una pista che è da anni l'incubo di chi deve sorpassare - c'è tanto di questa stagione: Mercedes come detto sopra tutti; Ferrari  a rincorrere con Vettel davanti a Raikkonen; Kimi a distanza dal tedesco perso in una terra di mezzo "infestata" dalle due Red Bull; le lattine blu alle prese con picchi di competitività  e sprofondi di affidabilità.
Ah, quasi dimenticavo, ha vinto Valterri Bottas, primo alla prima curva e primo all'arrivo, a cui probabilmente va dato il merito più della fantastica pole position del sabato che non della comoda vittoria di domenica, dietro di lui un Hamilton che non ha voluto infierire più di tanto, e poi le rosse, con Vettel a tanta, troppa distanza per chi pensa di dare fastidio alle frecce d'argento, e Raikkonen ancora più lontano.
Detto di un Hulkenberg che ha dato i punti necessari alla Renault per superare Toro Rosso in classifica costruttori; di Felipe Massa a punti alla sua ultima gara; di Ricciardo ancora una volta appiedato dalla sua Red Bull; di Alonso anche lui a punti alla sua ultima gara motorizzata Honda; per una volta siate onesti con voi stessi.
Se considerate questa Formula 1, e queste piste, qualcosa di soddisfacente, beh,  forse siete sfegatati tifosi Mercedes, ma nel caso non foste pensate che qualcosa di diverso ci può essere, e che stato facendo solo del male a quello che rimane della Formula 1,

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