Il gentiluomo nordico

Sembrava sempre non gliene importasse molto. Figura presente per decenni nel mondo delle corse, Jo Bonnier aveva quell'aria distaccata che lasciava sempre un po' perplessi. In verità di personaggi cosi ne erano pieni i paddock di mezzo mondo, ma Bonnier rappresentò un caso unico.
Nato a Stoccolma, proveniente da una famiglia agiata proprietaria della Bonniers Akietbolag Publishing, il ragazzo si premurò comunque di organizzarsi da solo la propria vita Certo il padre, docente di Genetica all'università di Stoccolma avrebbe voluta il figlio in camice bianco e alle prese con una qualche specialità medica ma Jo prese la propria strada, iscrivendosi a Oxford e poi, trasferitosi a Parigi, iniziando la propria carriera nelle corse automobilistiche.
Prima le due ruote, poi qualche rally con una Simca, poi al volante di un Alfa Romeo in gare sempre più importanti, sino al suo debutto nella Mille Miglia del 1955, sempre al volante di un auto del biscione; di cui per altro era diventato concessionario a Stoccolma.
In grado di esprimersi in sei lingue diverse Bonnier scala le gerarchie dell'automobilismo mondiale senza fare troppo rumore, lo fa soprattutto con vetture turismo e sport sino a che la Maserati non lo nota e gli da la grande occasione di debuttare in Formula 1 in occasione del GP d'Italia del 1956. L'esperienza dura solo 8 giri ma è più che sufficiente per riproporsi anche nel 1957.
Con la Scuderia Centro Sud in Formula 1, e il team ufficiale Maserati nel mondiale Sport, Jo raccoglie un terzo posto in Svezia al volante di una 300S e un quarto posto nella gara di Formula 1 a Caen. Sempre più a suo agio nel mondo delle corse, e tra gli dei di questo mondo,. Bonnier nel 1958 si piazza al secondo posto nel GP di Siracusa dietro Luigi Musso e ancora secondo a Caen dietro Stirling Moss.
I tempi sono ormai maturi, e nel 1959 con la BRM dopo un inizio di stagione poco fortunato, azzecca la giornata giusta e coglie la prima vittoria nel mondiale di Formula 1 a Zandvoort. E' un punto d'arrivo nella carriera di Bonnier, un lampo che potrebbe ripetersi qualche mese dopo nel GP d'Argentina del 1960 ma che non si concretizza a causa di un problema al motore quando era tranquillamente al comando.
Il suo girovagare tra piste e scuderie lo porta comunque a  vincere nello stesso anno il GP di Germania, disputatosi i nquell'occasione con vetture di Formula 2 in previsione del cambio regolamentare da attuarsi per l'anno successivo, e soprattutto la Targa Florio con la Porsche, vittoria che convince i vertici di Stoccarda a ingaggiarlo come pilota per l'imminente avventura in Formula 1 del cavallino tedesco.
La favola dura poco, già alla fine del 1962 la Porsche si ritira dai GP senza aver conseguito risultati eclatanti e Bonnier si accasa con Rob Walker, ma con Cooper e Brabham per le successive tre stagioni non raccoglierà granché.
Bonnier però trova soddisfazione nella categoria Sport Prototipi. Nel 1962, vince la 12 Ore di Sebring al volante di  Ferrari 250 TRI,  in coppia con Lucien Bianchi. Si ripete nella Targa Florio del 1963 con una  Porsche 718 GTR, e l'anno dopo, in coppia con Graham Hill, vince la 12 Ore di Reims, la 1000 Km di Parigi, e arriva secondo a Le Mans con una Ferrari 250 LM.
La carriera di Jo in Formula 1 sembra interrompersi alla fine del 1965, quando si separa da Rob Walker, ma succede qualcosa di diverso. Bonnier forma la propria squadra, l' Anglo-Suisse Racing Team. poi rinominato Ecurie Bonnier, utilizzando una Cooper T81-Maserati e una vecchia McLaren M5A, si mette anche alla guida ma gli anni passano e i suoi livelli di guida non sono più qielli di un ragazzino.
La passione per le corse non diminuisce però con l'età per Jo. Diventa un elemento fondamentale della neonata associazione piloti GPDA, aiuta nelle riprese del film Grand Prix, nel 1966 si distingue anche in pista. Vince al volante di una Chapparal 2D con Phil Hill la 1000 Km del Nurburgring, e due anni dopo mostra lampi di quello che sa fare al volante finendo quinto nel GP del Messico al volante di una Honda RA301.
Corre nella serie Can Am, ancora in Formula 1 sporadicamente sino al 1971, ma il suo impegno maggiore, e le maggiori gratificazioni, arrivano dalle sue partecipazioni nella categoria Sport Prototipi. Nel 1970 al volante di una Lola T210 partecipa al campionato Europeo 2 Litri. Arriva secondo al Paul Ricard e poi vince il Daily Express Trophy at Silverstone, al Salzburgring e ancora ad Anderstorp. Un'ulteriore vittoria a Hockenheim permette a Bonnier di fregiarsi del titolo di campione della categoria. Finisce terzo alla Targa Florio del 1971 e con una Lola T280 si iscrive alla 24 Ore di Le Mans dell'anno successivo.
A quel tempo c'era un lungo rettilineo tra Mulsanne corner e la Indianapolis. Un attimo, un'incomprensione con il pilota svizzero Florian Vetsch al volante di una Ferrari Daytona, e la sua Lola viene catapultata nel nulla della foresta intorno. Vic Elford ferma la ua Alfa 33 scende, scavalca il guardrail e cerca di liberare Bonnier dalle fiamme della sua macchina distrutta. Tutto vano, non ci sarà nulla da fare per lo svedese.

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