Test 2018: Barcellona 2

Il discorso adesso è sempre il solito dopo le sessioni di test invernali e alla vigilia del primo GP della stagione: fare quelli che la sanno lunga, e dire che son solo test; o invece fare un po' la figura degli allocchi e prendere per buono - magari solo parzialmente - il volubile ma intrigante giudizio del cronometro.
Giusto per coerenza, o solo per abitudine, o forse perché dopo mezzo secolo di esperienze credo ancora nelle favole, il sottoscritto sta sempre nel gruppo dei secondi, perché i decimi non vanno giù a causa di un tizio che gira la rotellina delle lancette ma perché - si lo so al netto di carichi di benzina, temperature anomale, mescole poco conosciute,  assetti stravaganti... e qui si passa nel primo gruppo - la macchina semplicemente va veloce. Punto. Altrimenti avremmo avuto Ericsson davanti a tutti  e invece no.
Davanti a tutti invece dopo otto giorni, anzi sette, di sole, pioggia, e neve, le solite tre sorelle, e la sorella rossa - quella un po'... - più davanti di tutti.
Ferrari direi quindi sborona, Red Bull sorniona, Mercedes strafottente Questa l'estrema sintesi dei giorni spagnoli, e allora sempre in sintesi continuiamo: Haas e Renault promettenti, McLaren imbarazzante, Toro Rosso e Honda sorprendenti, Williams, Force India e Sauber stabili.
Che altro dire? Che gli errori di Charles Leclerc fanno parte di un processo di apprendimento e che non solo per Giovinazzi questo processo porta a uscire di strada o a compiere errori; che la coppia pagante in Williams è totalmente da rimandare; che i guai McLaren stanno diventando preziosa ispirazione per uno psicodramma sportivo, anche se Alonso ha provato a invertire la storia all'ultimo; che il paradosso Mercedes è quello di non sforzarsi nemmeno di capire quanto si è veloci tanto si è certi di essere veloci; che molto probabilmente il rosso, argento e blu - ma che colori di m... per una bandiera! - sarà il vessillo issato su tutte le piste toccate dalla Formula 1 2018.

Nessun commento:

Powered by Blogger.