GP Bahrain 2018: il cavaliere nel deserto

Tutta la fortuna piovuta a Melbourne Seb se l' guadagnata in pieno 15 giorni dopo a Sakhir. Titanico, epico, da lacrime agli occhi, e la smetto qui sennò divento patetico, ma Vettel è stato semplicemente incredibile. Quattro campionati del mondo che hanno trovato una ragione d'essere in una serata nel deserto del Bahrain. Non ci sono parole per descrivere il capolavoro di velocità ed efficienza messa in atto dal tedesco. Non ci sono parole.
Che sia stata forzata, o pianificata, o improvvisata, la strategia adottata dalla Ferrari per Seb ha avuto unico e possibile protagonista nel tedesco. Vi ricordate quando dominava con la Red Bull e tutti a dire che lo faceva solo perché aveva tra le mani la macchina migliore? E adesso? Mettetevi il cuore in pace: ci sono giorni in cui Vettel è semplicemente di un altro pianeta.
Dall'altra parte della trincea ci sono rimasti male.  In Mercedes, sia il redivivo Bottas - sempre lì a un soffio ma sempre a un soffio per tutto il week end - sia il decisamente sotto tono Lewis Hamilton, mai entrato in lotta con i primi, né in qualifica e nemmeno in gara, sono rimasti con la bocca aperta. La sensazione è che pensassero ormai di far un sol boccone delle rosse, e invece...
Incubo Red Bull. Son passati due GP e per un motivo o per l'altro non si è ancora capito se la RB14 è quel mostro di efficienza che si paventava dopo il test di Barcellona o quella papera di cristallo vista a Sakhir. Certo che un Verstappen in versione regredita come quello visto in Barhain - che bisogno c'era di allargare in quel modo su Hamilton? poi ti ritrovi con la macchina zoppa - non aiuta a capire cosa diamine può combinare la lattina blu in versione opaca, ma a Milton Keynes la notte del Bahrain ha portato una delusione cocente. Nonostante Ricciardo sfoderi propositi di vittoria a destra e a sinistra.
Un altro per chi vale la pena di sfoderare aggettivi e superlativi è Pierre Gasly. D'accordo la Toro Rosso motore Honda ha fatto un salto di qualità che ha dell'incredibile ma il francesino ha fatto sembrare un'impresa come normale routine. Magnifico in qualifica ma anche in gara con un partenza di quelle da pilota che ne sa, e una condotta di gara senza sbavature e una velocità costante. Veramente incredibile quello che ha fatto.
Da citare anche Magnussen, sempre davanti al compagno di squadra per tutto il fine settimana e lo svedese Ericsson che, dato per spacciato nei confronti del nuovo fenomeno Charles Leclerc, ha portato i primi punti al neonato connubio Sauber-Alfa Romeo con una maturità tutta nuova per lui.
Detto di una coppia McLaren a punti, ma dietro alla Toro Rosso equipaggiata con il tanto vituperato motore Honda; di un Ocon a punti con una Force India lontana parente di quella vista nel 2017; permettetemi una chiosa sul pilota che, nonostante tutto, mi fa provare ancora un sentimento molto vicino alla passione.
Contrariamente a quello che si pensi, l'età che avanza non toglie velocità a un pilota, si qualche decimo si perde, ma poca roba, quello che è veramente la "sindrome del vecchio campione" è l'incapacità di mantenere la concentrazione nell'arco di ogni fase del fine settimana di un GP. Kimi è stato perfetto sino a due minuti dalla fine delle qualifiche, poi si è sgonfiato, come se avesse dato tutto. Prima con una partenza poco felice - sicuramente il lato sporco non ha aiutato - poi la sensazione di avere quei decimi di gap nei confronti di Vettel, e infine l'episodio disastroso del cambio gomme completamente da dimenticare e finito con un uomo a terra. Kimi però è anche questo, apparentemente freddo, ma molto più umano di tanti altri personaggi in griglia.

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