GP Spagna 2018: motori moderni

Lasciamo perdere la farsa delle gomme cambiate di zero quatto millimetri o zero virgola zero quattro centimetri o a sentir certi che la sanno lunga di quattro millimetri, altro devastante e assurdo cambio in corsa - dopo la faccenda dei motori congelati prima di Spa di qualche mese fa - anche questa casualmente in direzione di una nota casa tedesca di automobili; lasciamo perdere anche la storia che Barcellona è pista Mercedes, come comunque lo sarà Montrel, Silverstone, Spa, Monza.... quello che spaventa del pomeriggio catalano è la cronica mancanza di affidabilità da parte della Ferrari.
Due motori ko in un fine settimana portano alla memoria il coraggioso tentativo dell'Ing. Carlo Chiti a metà degli anni ottanta di sfidare i mostri sacri della Formula 1... peccato che adesso si stia parlando di uno di codesti mostri sacri. E poco importa che il bersagliato sia quello che tanto non dice mai nulla, perchè prima o poi la ruota gira e magari tra qualche mese si fermerà sul numero 5, e allora immaginate un po gli strali.
Ha vinto Lewis Hamilton, ha vinto alla sua maniera che ultimamente è un po' un concetto a metà tra lo scontato e l'inevitabile; non ha sbagliato nulla; ha domato il compagno Bottas; non ha mai dovuto affrontare mai un vero rivale per tutto il fine settimana. Bravissimo, anche troppo paradossalmente, perché difficilmente ci si appunterà questo GP di Spagna 2018 tra quelli da ricordare.
Ha corso alla grande Max Verstappen - la toccata non è certo errore suo ma piuttosto di uno Stroll addormentato alla ripartenza - prima aggrappato al treno di Raikkonen - a proposito il taciturno vista la lunghezza del suo primo stint avrebbe potuto tranquillamente arrivare a podio avesse avuto a disposizione una PU funzionante come tanti altri in pista - e poi sempre più veloce del compagno di squadra nonostante un quarto d'ala anteriore volato via.
Hanno corso alla grande anche Charles Leclerc - 'sto ragazzo mi sta facendo venire voglia di vederlo al posto di Kimi, incredibile... -; Kevin Magnussen, al netto di una bastardata da pugno in faccia in prova; e anche Fernando Alonso, perché la sensazione è che il bel muso McLaren non abbia spostato di un millimetro l'equilibrio instabile e precario della monoposto arancione e tutto il buono visto in pista sia solo farina del suo sacco.
Prosegue l'incubo di squadra Williams, e quello personale di Romain Grosjean, in preda a una perdita di sicurezza in se stesso veramente preoccupante. Troppi errori, anche banali da parte di un professionista, quasi che certe azioni istintive siano diventate per lui mosse da premeditare e pensare prima. Hai voglia di farlo al volante di una Formula 1.

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