GP Ungheria 2019: il braccio e la mente

E' stata una bella "grigliata" ungherese di mezza estate. C'era in ballo una mezza lotta generazionale, il nuovo con Max Verstappen e Charles Leclerc che sfidava quel carrello da supermercato di campionati del mondo rappresentato dalla coppia Lewis Hamilton e Sebastian Vettel. C'era altro in verità, ma partiamo da qui.

Hanno vinto i vecchietti e gran merito va a Lewis Hamilton, il braccio, e alla Mercedes, la mente. Chi fa la pole all'Hungaroring se non esplode la monoposto e parte in modo decente ha in tasca la gara. Se poi il tizio è Max Verstappen che è un ira di dio quando parte davanti e anche quando parte dietro, quando ti arriva a sinistra o a destra, da sopra e da sotto, beh, in quel caso uno fatica persino a pensarci. Invece Lewis lo ha pensato e voluto, eccome, prima in pista con un tentativo di sorpasso all'esterno surreale e poi...

Per battere il Max Verstappen di Budapest 2019 c'è voluto un Lewis Hamilton perfetto, e una squadra perfetta. E cosi è stato. Perfetto al via, perfetto per tutta la gara, perfetta la strategia del suo team che giustifica in una domenica d'agosto uffici pieni di ingegneri impegnati a scrutare monitor e numeri durante la corsa. C'è poco da dire, la Mercedes ha portato la Formula 1 a un livello diverso, comunque superiore, e non c'è verso di batterli.

Da Sebastian Vettel è arrivata la solita - in positivo - gara da Vettel. Ragionata, ineccepibile nella gestione dal primo all'ultimo giro. Ha anche vinto la lotta in famiglia con il giovane Charles Leclerc, che comunque ha fatto anche lui quello che poteva, e comunque la sensazione era che il limite non fosse nei piloti ma da un'altra parte.

Appunto... Ferrari che - qualcuno dovrebbe spiegarlo - ha creato una monoposto adatta alle caratteristiche di una pista che probabilmente non è stata inserita nel calendario. Altra spiegazione non ne trovo. Forse Spa? Forse Monza? Più probabilmente l'Avus o un paio di tronconi della Milano-Bergamo...
Poi ci si accapiglia sulla forma dei piloti. Bah...

Dietro i soliti noti ecco il gruppo di mezzo capitanati ancora una volta da un gran Carlos Sainz, con una McLaren ancora la migliore degli altri, e dall'incredibile, inossidabile, Kimi Raikkonnen, capace di portare l'Alfa Romeo ancora una volta a punti. Ma come farò quel giorno in cui non ci sarà più Kimi?!!

Un appunto su Pierre Gasly e su certe critiche su di lui a parer mio un poco ingiuste. D'accordo non ci sta facendo una gran figura, ma ha un compagno che è un fenomeno di quelli che ne arrivano ogni dieci anni o più, ed è in una squadra che ha messo il fenomeno al centro di tutto l'universo. D'accordo Pierre prende decimi a manciate in qualifica e in gara, ma di sicuro 3/4 di griglia non farebbe una figura tanto migliore di lui...
Poi tutti li a contare i decimi, mettetevi voi alla guida della stessa monoposto di Max Verstappen e vediamo.

Deprimente spettacolo del pirata Magnussen, impegnato in cambi di traiettoria piuttosto fastidiosi nei dintorni del punto di frenata ai danni di Daniel Ricciardo. Roba che dovrebbe essere scomparsa da anni dalle piste ma che puntualmente viene riproposta dal "nostalgico" di turno.

Renault ancora in crisi e, in modo straordinariamente simile alle rosse, alle prese con una carenza di carico aerodinamico che proprio non c'è. Basta vedere che pena uno come Ricciardo disperso nel caldo ungherese..

L'ora d'aria è dunque finita. Hockenheim è quasi uno sbiadito ricordo, il podio romantico Toro Rosso rimandato di altri dieci anni, le armate tedesche sono ritornate quelle di prima.
Ma adesso tutti in vacanza.

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